Come si dice, il problema è a monte

Su un fatto siamo tutti d'accordo: nei paesi normali una vicenda come quella del decreto "interpretativo" sulle liste elettorali non potrebbe mai accadere. E' altrettanto evidente, però, che se in quegli stessi paesi, per qualche imponderabile ragione, dovesse mai verificarsi un simile scempio, non ci sarebbe alcun bisogno di manifestazioni, sit-in o presidi: un'alzata d'ingegno del genere, infatti, verrebbe severamente sanzionata dagli elettori, che punirebbero chi l'ha concepita negandogli massicciamente il proprio consenso alle urne e condannandolo irrimediabilmente ad una pesante sconfitta.
Il fatto che dalle nostre parti, invece, si sia costretti a disperarsi, a mobilitarsi e a scendere in piazza dipende proprio dalla percezione (ahimè, esatta) del fatto che quella sanzione probabilmente non ci sarà (se non da parte di una quota assai ridotta dei cittadini), e che gli autori del misfatto finiranno per essere giustificati, anziché condannati, dal proprio elettorato.
Se questo è vero, si desume chiaramente che il problema della democrazia nel nostro paese va ben oltre la figura e le imprese di Silvio Berlusconi, o meglio le precede logicamente e temporalmente, perché riguarda la totale assenza, in una quota assai significativa della popolazione, della benché minima cultura della legalità, la completa indifferenza dei cittadini nei confronti delle regole e della necessità di rispettarle, la scarsa (per non dire nulla) consapevolezza da parte degli elettori del potere e della responsabilità che sono stati loro attribuiti con il diritto di voto.
Parteciperò, per quanto mi sarà possibile, alle manifestazioni che saranno indette per testimoniare l'indignazione e lo sdegno (che condivido pienamente) nei confronti di questo schifo; ma lo farò con la convinzione che il vero problema non sta nel decreto interpretativo in sé, e tantomeno nella figura di chi lo ha posto in essere insieme a tante altre simili iniziative, ma viene prima ed è assai più grave: la situazione che stiamo vivendo testimonia il completo fallimento di un'intera classe politica, che in sessant'anni non è stata capace di costruire ed accompagnare la nascita di autentici cittadini, oppure (che è più probabile) non ha voluto farlo.
Ecco, mi pare che parliamo di questo, noi radicali, quando usiamo la parola "regime".
dal sito Su un fatto siamo tutti d'accordo: nei paesi normali una vicenda come quella del decreto "interpretativo" sulle liste elettorali non potrebbe mai accadere. E' altrettanto evidente, però, che se in quegli stessi paesi, per qualche imponderabile ragione, dovesse mai verificarsi un simile scempio, non ci sarebbe alcun bisogno di manifestazioni, sit-in o presidi: un'alzata d'ingegno del genere, infatti, verrebbe severamente sanzionata dagli elettori, che punirebbero chi l'ha concepita negandogli massicciamente il proprio consenso alle urne e condannandolo irrimediabilmente ad una pesante sconfitta.
Il fatto che dalle nostre parti, invece, si sia costretti a disperarsi, a mobilitarsi e a scendere in piazza dipende proprio dalla percezione (ahimè, esatta) del fatto che quella sanzione probabilmente non ci sarà (se non da parte di una quota assai ridotta dei cittadini), e che gli autori del misfatto finiranno per essere giustificati, anziché condannati, dal proprio elettorato.
Se questo è vero, si desume chiaramente che il problema della democrazia nel nostro paese va ben oltre la figura e le imprese di Silvio Berlusconi, o meglio le precede logicamente e temporalmente, perché riguarda la totale assenza, in una quota assai significativa della popolazione, della benché minima cultura della legalità, la completa indifferenza dei cittadini nei confronti delle regole e della necessità di rispettarle, la scarsa (per non dire nulla) consapevolezza da parte degli elettori del potere e della responsabilità che sono stati loro attribuiti con il diritto di voto.
Parteciperò, per quanto mi sarà possibile, alle manifestazioni che saranno indette per testimoniare l'indignazione e lo sdegno (che condivido pienamente) nei confronti di questo schifo; ma lo farò con la convinzione che il vero problema non sta nel decreto interpretativo in sé, e tantomeno nella figura di chi lo ha posto in essere insieme a tante altre simili iniziative, ma viene prima ed è assai più grave: la situazione che stiamo vivendo testimonia il completo fallimento di un'intera classe politica, che in sessant'anni non è stata capace di costruire ed accompagnare la nascita di autentici cittadini, oppure (che è più probabile) non ha voluto farlo.
Ecco, mi pare che parliamo di questo, noi radicali, quando usiamo la parola "regime".
Su un fatto siamo tutti d'accordo: nei paesi normali una vicenda come quella del decreto "interpretativo" sulle liste elettorali non potrebbe mai accadere. E' altrettanto evidente, però, che se in quegli stessi paesi, per qualche imponderabile ragione, dovesse mai verificarsi un simile scempio, non ci sarebbe alcun bisogno di manifestazioni, sit-in o presidi: un'alzata d'ingegno del genere, infatti, verrebbe severamente sanzionata dagli elettori, che punirebbero chi l'ha concepita negandogli massicciamente il proprio consenso alle urne e condannandolo irrimediabilmente ad una pesante sconfitta.
Il fatto che dalle nostre parti, invece, si sia costretti a disperarsi, a mobilitarsi e a scendere in piazza dipende proprio dalla percezione (ahimè, esatta) del fatto che quella sanzione probabilmente non ci sarà (se non da parte di una quota assai ridotta dei cittadini), e che gli autori del misfatto finiranno per essere giustificati, anziché condannati, dal proprio elettorato.
Se questo è vero, si desume chiaramente che il problema della democrazia nel nostro paese va ben oltre la figura e le imprese di Silvio Berlusconi, o meglio le precede logicamente e temporalmente, perché riguarda la totale assenza, in una quota assai significativa della popolazione, della benché minima cultura della legalità, la completa indifferenza dei cittadini nei confronti delle regole e della necessità di rispettarle, la scarsa (per non dire nulla) consapevolezza da parte degli elettori del potere e della responsabilità che sono stati loro attribuiti con il diritto di voto.
Parteciperò, per quanto mi sarà possibile, alle manifestazioni che saranno indette per testimoniare l'indignazione e lo sdegno (che condivido pienamente) nei confronti di questo schifo; ma lo farò con la convinzione che il vero problema non sta nel decreto interpretativo in sé, e tantomeno nella figura di chi lo ha posto in essere insieme a tante altre simili iniziative, ma viene prima ed è assai più grave: la situazione che stiamo vivendo testimonia il completo fallimento di un'intera classe politica, che in sessant'anni non è stata capace di costruire ed accompagnare la nascita di autentici cittadini, oppure (che è più probabile) non ha voluto farlo.
Ecco, mi pare che parliamo di questo, noi radicali, quando usiamo la parola "regime".
dal sito http://metilparaben.blogspot.com


0 commenti:
Posta un commento