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Berlusconi, l’antipolitico

Sveglia Berluscones, queste non sono canzonette, questa è storia.

di Luigi Pecchioli

Berlusconi non è un politico. Questa sembra un affermazione banale e scontata; in fondo è proprio presentandosi come uomo estraneo alla politica che Berlusconi ha ottenuto e ottiene il suo consenso.
Berlusconi è un imprenditore. Anche questa informazione appare talmente ovvia da sembrare inutile: ma non lo è.
Berlusconi non è un grande imprenditore. Questa sembra un’affermazione provocatoria e falsa, ma è la pura verità: il grande imprenditore è colui che con le sue forze, con l’etica del suo lavoro, con la correttezza del suo agire, riesce a creare qualcosa che diventa grande. Il grande imprenditore non si misura con la ricchezza o con la potenza del suo impero economico, si misura con la capacità di creare un impero economico con un comportamento serio e rispettoso degli accordi e delle regole. Esattamente il contrario di Berlusconi.

Chiunque conosce la storia vera di quest’uomo sa che, fin dai tempi della sua attività nel campo dell’edilizia, egli ha utilizzato ogni metodo, corretto o meno, per perseguire i suoi scopi, lasciando aperti molti interrogativi: dal mistero dei soldi utilizzati per creare le sue società edilizie, per il quale la Padania chiese conto dettagliatamente di varie operazioni, senza avere risposta, al mistero del finanziamento per la costruzione di Milano 2, mistero che spinse Bocca a chiedersi in un articolo su Il Tempo nel 1976 “Un certo Berlusconi costruisce Milano 2, cioè mette su un cantiere che costa 500 milioni al giorno. Chi glieli ha dati? Non si sa. Chi gli dà i permessi e dirotta gli aerei dal suo quartiere? [...] Noi saremmo molto curiosi, molto interessati a sapere dal signor Berlusconi la storia della sua vita”.

Anche i collaboratori di cui si è circondato si sono dimostrati eticamente discutibili, quando non dei veri e propri delinquenti. Il raggiro perpetrato ai danni della marchesina Annamaria Casati Stampa, spinta dal suo vice-tutore, un giovane avvocato, tale Cesare Previti (…), a vendere nel 1974, per cinquecento milioni di lire, una villa settecentesca di 3500 metri quadri, oltre terreni e annessi, pinacoteca e biblioteca (che erano stati espressamente esclusi dal mandato di vendita) all’allora rampante palazzinaro Berlusconi non appare nulla a fronte della corruzione dei giudici per ottenere una sentenza favorevole nella questione Mondadori effettuata sempre dallo stesso Previti. E la storia di come il Cavaliere arrivò al controllo sulla Mondadori, raccontata recentemente dal canale satellitare Current, è il paradigma perfetto per valutare l’uomo, i suoi collaboratori e la sua etica.

Oltre a ciò, senza i potenti aiuti ricevuti, prima da Ligresti e dalla banca Rasini - fra i cui clienti si potevano elencare galantuomini del calibro di Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pippo Calò -, poi da Craxi, - grazie al quale poté violare la legge che regolamentava l’emittenza pubblica (decreti c.d. Berlusconi) per poi ottenere una legge a favore (la legge Mammì) che salvava lo status quo - non avrebbe potuto mettere in piedi il suo impero. E nonostante questo, alla fine del 1993 la Fininvest aveva 5000 miliardi di debiti e Franco Tatò, amministratore delegato del gruppo, non vedeva vie d'uscita: "Cavaliere dobbiamo portare i libri in tribunale". Invece lui entrò in politica e magicamente tutto si risolse.

Berlusconi pertanto non è quel mago dell’impresa, quel creatore dal nulla di imperi floridi che vuol far credere: ciò che ha fatto ha radici oscure, aiuti politici (ben ripagati) ed è stato ottenuto con qualsiasi mezzo, calpestando ogni etica, morale ed a volte legge, o piegandola a suo favore, come il resoconto desolante di vent’anni di potere e ben 37 leggi ad personam compiuto da Marco Travaglio nel suo editoriale di oggi su Il Fatto Quotidiano, limpidamente dimostra.

Ma questo cosa significa? Significa che per giudicare il Berlusconi politico e capo del governo si deve conoscere il Berlusconi imprenditore, che è il classico mediocre imprenditore brianzolo, con i vizi ed i difetti di questo.

Berlusconi è furbo (non intelligente), ma come tutti i furbi, si sopravvaluta e pensa di poterla fare sempre franca. Quando viene scoperto, come tutti i mediocri imprenditori, non ha il coraggio di ammettere i torti, ma urla e sbraita e trova sempre ragioni esterne per i suoi fallimenti. L’ultima vicenda delle liste e le accuse sparate contro tutto e tutti nella conferenza stampa di ieri è l'esatta misura di questa indole e mostra un atteggiamento che sarebbe ridicolo se non fosse che proviene dal Presidente el Consiglio, e quindi è tragico: Berlusconi, invece di dire onestamente, sì, abbiamo fatto un pasticcio, qualcuno di noi ha commesso un errore, ce ne scusiamo e vediamo di limitarne i danni, ha tuonato contro i Radicali, la sinistra illiberale, i giudici che invece di applicare le regole per la presentazione “avrebbero dovuto rincorrere i nostri delegati per permettere a milioni di cittadini di esprimere il loro voto per il primo partito italiano”. Mai sia che si ammetta un errore, una mancanza, piuttosto si afferma che “Dietro l'esclusione della lista Pdl di Roma dal Lazio e dalla Lombardia c'è un disegno molto ben pensato".

Berlusconi non ama chi si oppone ai suoi voleri, egli, come tutti i mediocri imprenditori, ama solo i yes man e se ne circonda.

Berlusconi, come tutti gli imprenditori, non ama le regole, le burocrazie, le norme. Poco importa che la democrazia è fatta di regole che valgono per tutti. Lui è il Capo (e così lo chamava quel fedele “dipendente” di Giancarlo Innocenzi dell’Agcom) e le regole le fa, non le subisce. Per lui l’Italia è la sua azienda e deve funzionare come dice lui: come disse una volta, ammettendo così il suo essere non democratico, se fosse stato per lui alle camere avrebbero votato solo i rappresentanti dei partiti, tanto i deputati ed i senatori sono lì solo per fare numero.

Se l’Italia è la sua azienda, tutti devono essere al suo servizio. Come sta venendo fuori dalle intercettazioni nell’indagine di Trani, il Commissario dell’Agcom, il Direttore della Rai, il Direttore di rete, il Direttore della testata giornalistica di Rai1, sono uomini pronti ad esaudire ogni suo desiderio. E se qualcuno si mette di traverso, chiede il rispetto delle regole, non ci sta? Allora, se non lo si può rimuovere o zittire, ecco l’appello agli azionisti, al popolo che lo ha eletto, per riceverne l’unzione e la legittimazione contro ogni potere che possa limitarlo od ostacolarlo.

Berlusconi è un antipolitico che mira alla distruzione della politica, intesa come confronto democratico su una base di valori condivisa, e che per far ciò non esita di tentare di abbattere ogni sistema di bilanciamento e controllo democratico.

Ma in fondo va capito: da che mondo è mondo, non esiste democrazia in un’azienda.

dal sito http://www.giornalisticamente.it

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