L’insostenibile eliminazione dell’Irap
di Carlo Cipiciani
È un tormentone di Berlusconi e di Tremonti. Lo hanno annunciato almeno 20 volte, lo hanno anche stabilito in una legge delega rimasta inattuata. Ma all’odiata tassa il governo non può rinunciare. A meno di non cominciare a combattere davvero l’evasione
L’Irap è stata introdotta nel 1998 con l’obiettivo esplicito di offrire un tributo spendibile per l’attuazione del federalismo fiscale e di semplificare il sistema tributario, perché l’Irap sostituì 6 tasse, anche se ora tutti fanno finta di esserselo dimenticato: l’Ilor, i contributi sanitari, la tassa sulla salute, l’imposta patrimoniale sulle imprese, la tassa di concessione governativa sulla partita Iva e l’Iciap. E fu, per un errore di stima del gettito, anche un risparmio per i contribuenti: rispetto alle 6 tasse che aveva sostituito, sin dal primo anno fece registare una “perdita” di gettio di 5 miliardi di euro.
I PREGI DELL’IRAP – L’Irap aveva anche l’obiettivo di essere più “neutrale” rispetto a impiego dei fattori produttivi e fonti di finanziamento. La base imponibile molto ampia (valore aggiunto della produzione) e aliquota base uniforme e bassa avrebbe dovuto garantire un gettito stabile e non soggetto ad oscillazioni congiunturali e soprattutto meno conveniente l’evasione. Inoltre, voleva sfavorire la tendenza delle imprese italiane ad essere troppo credito-dipendenti e molto sottocapitalizzate, favorendone il rafforzamento patrimoniale. Oltre, come già ricordato, ad essere un’imposta “federalista”, nel senso che serviva ad ampliare l’autonomia impositiva regionale. Eppure, ha sempre avuto tanti nemici, in primis Berlusconi e Tremonti. Ma nonostante i ripetuti proclami e nonostante nell’articolo 8 della legge delega n.80/2003 si sia esplicitamente prevista la “graduale eliminazione dell’Irap con prioritaria e progressiva esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro” l’Irap resiste. Anche se sono state introdotte nel tempo agevolazioni sia sulle aliquote che sulla base imponibile che ne hanno ulteriormente abbassato il gettito teorico di oltre 7 miliardi di euro annui.
I DIFETTI DELL’IRAP – Però, nonostante tra il 1997 ed oggi il carico fiscale complessivo – tra errori di stima iniziali ed agevolazioni successive- si sia ridotto di 12 miliardi di euro annui, l’Irap continua ad essere un grande nemico di molti. E qualche difetto indubbiamente ce l’ha. Non ha semplificato gli adempimenti amministrativi: perché anche se ha abolito 6 tasse, ha reso necessaria un’ ulteriore riclassificazione dei conti aziendali che si sovrappone a quelle civilistiche e fiscali preesistenti. E non è neppure tanto “neutrale”: la sua sostituzione con i 6 preesistenti ha comportato un vantaggio per alcuni contribuenti (i soggetti all’Ilor) e un danno per altri, soprattutto i liberi professionisti e le piccole imprese, appunto non soggetti all’Ilor. Inoltre, l’Irap viene pagata anche i caso di perdite e debiti. Anche se è una scelta precisa del legislatore, volta a scoraggiare l’evasione fiscale e l’indebitamento “malsano”, è effettivamente un po’ odioso. L’Irap poi comporta una doppia imposizione, a causa dell’indeducibilità (ora solo parziale) dell’Ires-Irpef. L’Irap penalizza l’utilizzo del fattore lavoro rispetto al capitale: quando è nata era comprensibile, ma è più difficile da accettare ora, in un periodo di forte riduzione dell’occupazione. Anche nell’ottica federalista, l’Irap introduce un forte elemento sperequativo tra regioni “ricche”, avvantaggiate, e regioni “povere” e quindi necessita di forte sistema di perequazione che però viene percepito – anche se non del tutto a ragione – come “assistenzialismo verso il Sud” da parte della opinione pubblica.
COME SOSTITUIRE IL GETTITO? – Però, come lo stesso Tremonti ha riconosciuto, dell’Irap (e del gettito che garantisce – non è facile fare a meno. SE viene eliminata, può esserlo solo a parità di gettito. Dunque, aumentando qualche altra imposta o creandone di nuove. Confindustria ha proposto di sostituire il gettito Irap aumentando l’Irpef. Ma questo significherebbe di fatto spostare l’onere del gettito da una platea di contribuenti (imprese e liberi professionisti) su un’altra (lavoratori dipendenti e pensionati). Perché dalle dichiarazioni Irpef è evidente che sono soprattutto questi ultimi ad alimentare il gettito dell’Irpef, piaccia o non piaccia. Poco importa poi se l’operazione si facesse ampliando l’addizionale regionale (per salvaguardare la natura “federale” dell’imposta) oppure no. Una proposta alternativa, che vede in prima fila Brunetta e lo stesso Tremonti, è quella di “spostare la tassazione dalle persone alle cose”, sostituendo l’Irap con l’Iva. Ci sarebbero vantaggi per tutti, dicono. Per le imprese italiane, che si troverebbero avvantaggiate rispetto ai loro competitors esteri, sia quando esportano (avrebbero una riduzione dei costi di produzione dovuti al pagamento dell’imposta e potrebbero ridurre i loro prezzi) sia sul mercato interno, dove i concorrenti esteri subirebbero solo l’aggravio dell’Iva senza il beneficio della minore Irap. Ma, oltre ad una serie di complicate questioni tecniche, il problema è il prevedibile aumento dei prezzi al consumo che porterebbe a una caduta della domanda interna. A meno di non pensare di scaricare il costo sui beni a domanda rigida (tipo la benzina, gli alimentari, il riscaldamento, ecc…), quindi a una riduzione del potere d’acquisto delle famiglie o con conseguenze immaginabili sul consenso elettorale.
FINANZIARE L’ABOLIZIONE IRAP CON LA LOTTA ALL’EVASIONE -Oltre al fatto che, se si arrivasse a questo, come evidenza il Cer nel suo ultimo rapporto, comparando la situazione esistente prima dell’introduzione dell’Irap e quella conseguente alla sua eventuale eliminazione, ci troveremmo di fronte ad uno spostamento dell’onere distributivo dalle imprese e famiglie produttrici verso le famiglie consumatrici. Perché, dopo una prima fase – dal 1998 ad oggi – in cui si è sostituita una componente assicurativa del salario (i contributi sanitari) con un’imposta (l’Irap), sempre gravante sul sistema delle imprese ad una seconda – dopo l’abolizione Irap – nella quale, eliminato nel frattempo il vincolo dell’Irap al finanziamento della sanità, si darebbe un’agevolazione fiscale tout-court alle imprese scaricandola sulle famiglie. Un’idea praticabile, certo, ma non meno odiosa dell’Irap stessa. Il fatto è che iò vero problema – ed è sgradevole doverlo ripetere tanto spesso – è che se Berlusconi vuole abolire l’Irap senza aumentare altre imposte ha una strada sola: combattere davvero l’evasione fiscale. Ma questa è una battaglia in cui, davvero, il nostro premier sembra avere un “legittimo” impedimento.
dal sito www.giornalettismo.com

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