Pages

Visualizzazione post con etichetta pd. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pd. Mostra tutti i post
0 commenti

Toc Toc, c'è ancora qualcuno di sinistra lì?

Ma ha ancora senso parlare del partito democratico come di un partito di sinistra?
Per quanto mi sforzi proprio non ce la faccio ....

Come può, un partito che si definisce di sinistra, dichiararsi pronto ad appoggiare, praticamente senza proferir parola, il governo del prof. Monti, uomo inequivocabilmente legato a triplo nodo all'universo Goldman Sachs & Co?

D'accordo, il governo Monti non esiste ancora, forse bisognerebbe aspettare di vederlo in azione prima di giudicare, ma il passato del professore dovrebbe indurre il politico informato e di buon senso a porsi più di qualche domanda, prima di prendere posizione.

Servi o disinformati? Tra le 2 scelte non saprei proprio qual'è in maggioranza....

pessimismo e fastidio

0 commenti

le scemenze di Vendola

di Paolo de Gregorio

Il “Caimano” può dormire sonni tranquilli. Questa “opposizione”, che invece di essere riunita in conclave e uscirne solo dopo aver messo a punto un comune programma con cui chiedere il voto agli elettori, cosa fa?
Mette il carro avanti ai buoi: l’astuto Niki Vendola propone Rosy Bindi come candidata primo ministro, dimenticando che è presidente di un partito spaccato da venti anni che a giorni alterni propone l’alleanza con Casini, poi si inventa un CNL antiberlusconiano esteso a Fini, che un giorno vuole fare le primarie e un altro giorno le rifiuta. Partito in cui convivono allegramente fans di Marchionne, vecchi militanti comunisti, cattolici integralisti.

In questa situazione, dove i tre partiti che dovrebbero costituire l’alternativa a B. (PD, SEL, IDV) non riescono nemmeno a sedersi intorno ad un tavolo, dove peraltro scoprirebbero che il PD è un partito di centro, l’IDV potrebbe stare benissimo nella destra di Fini, e il SEL è una sinistra populista, sociologica e cattolica, basata solo sulla figura di Vendola, ecco la proposta sulla Bindi, maledettamente inopportuna e stupida, che cerca di saltare il problema politico, nascondendo la polvere sotto il tappeto.
E’ veramente scoraggiante accorgersi della situazione reale della presunta opposizione, che condanna disoccupati, precari, studenti,donne,pensionati a rifugiarsi nell’astensione dal voto, nella rassegnazione, nel fatalismo, nel disinteresse.
Eppure la straordinaria partecipazione popolare alle manifestazioni delle donne del 13 febbraio indica una potenzialità, che ormai i vecchi partiti non sono più in grado di raccogliere, che, se si legasse ai bisogni di tutte le categorie delle classi subalterne, potrebbe indicare un vero programma di opposizione, nuovi dirigenti, prospettive nuove.

Dovremmo tutti tener conto di una verità storica: il massimo delle conquiste salariali e normative, in tutta la storia repubblicana, fu ottenuto dalle lotte operaie e studentesche del 1968, con i partiti di “sinistra” che si preoccuparono soprattutto di limitare la spinta rivoluzionaria, insieme al sindacato, nel ruolo di pompiere al servizio del capitalismo.
La “sinistra italiana” ha nel suo DNA la subalternità al capitalismo, come dimostrano chiarissimamente le collaborazioni politiche e sindacali nel demolire le conquiste dello “Statuto dei lavoratori”, fino all’accettazione del precariato e ai diktat di Marchionne, passando per i governi Prodi e D’Alema che non fecero le indispensabili leggi sul “conflitto di interesse”, addirittura legittimando il monopolio mediatico berlusconiano con D’Alema che, visitando la allora Fininvest, la dichiarò “patrimonio degli italiani”.
Certo è dura far passare per essere di sinistra uno che sostiene che un monopolio privato è patrimonio degli italiani, e che se lui fosse stato un operaio avrebbe votato Marchionne e non la Fiom, ma D’Alema è ancora al suo posto, nomina Bersani segretario e nessuno gli chiede conto di 30 anni di cedimenti e di sconfitte.
Abbandonare per sempre questa cricca di infiltrati e traditori dovrebbe essere semplicemente logico e ovvio, e credo che per i padroni avere avuto per 30 anni i Veltroni e i D’Alema a bloccare l’attività della sinistra sia stato un vantaggio enorme, oltre ogni più rosea previsione.

Si deve cominciare a parlare di obiettivi, di cose serie, unificanti, tipo SALARIO SOCIALE per tutti i disoccupati, fine del precariato, nuova legge elettorale che garantisca le preferenze e dichiari ineleggibile chiunque possieda Tv, radio o giornali, annullamento del duopolio RAI-Mediaset che devono mettere sul mercato ciascuno due reti e nessun soggetto può possedere più di una rete a diffusione nazionale, la legge principe contro le cricche che stabilisca che chiunque dopo due legislature è ineleggibile, l’abolizione del Concordato e dell’8 per mille, e, visto che le donne sono più del 50% della popolazione, ogni partito deve destinare ad esse il 50% delle candidature.
La via per entrare in democrazia e uscire dal sultanato mediatico e pretesco è questa.

Nessuno si illuda di poter ottenere qualcosa dagli attuali partiti. Tutti i movimenti che negli anni scorsi hanno provato ad alzare la testa sono spariti perché incapaci di trovare obiettivi veri e unificanti e si sono fatti irretire dai vecchi partiti.
Caro Vendola, proporre in questa situazione Rosy Bindi come soluzione politica è penoso, ci fa vergognare di essere di sinistra e credo che ti lasci senza futuro. 


dal sito http://www.comedonchisciotte.org

0 commenti

Capito perché la gente non vi crede più?

di Metilparaben

Ieri, in estrema sintesi, è successo questo: quando Bruno Tabacci e Marco Calgaro di Alleanza per l'Italia hanno proposto di dirottare all'università una parte delle risorse destinate al finanziamento pubblico ai partiti, 25 deputati del PD hanno votato contro e altri 17 si sono astenuti.
Capito? Il principale partito della sinistra italiana, che non manca di criticare -giustamente- gli altri quando penalizzano l'istruzione e la ricerca scientifica, si spacca al momento di sostenere le medesime finalità attraverso una parte dei quattrini pubblici che si accaparra -insieme agli altri partiti- ogni anno, tra l'altro in barba ai risultati del referendum del 1993, con cui i cittadini avevano detto chiaro e tondo che non volevano più darglieli.
A questo punto, amici democratici, la domanda è d'obbligo: vi è chiaro il motivo per cui la gente finisce per non credervi più, oppure devo spiegarvelo io?

dal sito http://www.metilparaben.blogspot.com/

0 commenti

Guarda guarda cosa succederebbe al Pd se...

di

...alle prossime elezioni politiche, mettesse in pratica quanto stabilito nel proprio Statuto all'art. 22 comma 2 e, cioè:

Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati.
Lo Statuto ammette deroghe, ma prima di esaminarle guardiamo su chi ricadrebbe il divieto di candidatura: si tratta di 43 deputati del PD su 206, e di 35 Senatori su 112.

Hanno ricoperto la carica per 3 o più legislature e, quindi, non potrebbero più candidarsi:


legislatura2


Ora vediamo le deroghe.

Sempre l'art. 22 dello Statuto, al comma 6, stabilisce che:
Eventuali deroghe alle disposizioni di cui ai commi precedenti devono essere deliberate dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti, su proposta motivata dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente all’organo istituzionale per il quale la deroga viene richiesta.
e al comma 7 che:
La deroga può essere concessa soltanto sulla base di una relazione che evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtù dall’esperienza politico‐istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare nel successivo mandato all’attività del Partito Democratico attraverso l’esercizio della specifica carica in questione. La deroga può essere concessa, su richiesta esclusiva degli interessati, per un numero di casi non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti del Partito Democratico nella corrispondente tornata elettorale precedente.
Ricapitoliamo.

Se alle prossime Elezioni politiche il Partito democratico osservasse le Regole che si è formalmente dato, i Parlamentari qui sopra potrebbero essere ricandidati "in deroga" alle seguenti condizioni:
  1. nel numero massimo di 33 dei 78 (il 10% dei 325 che sono stati eletti alla scorsa tornata elettorale);
  2. previa presentazione di personale richiesta all'Assemblea nazionale del Pd;
  3. l'Assemblea nazionale deve avanzare proposta motivata al Coordinamento nazionale;
  4. il Coordinamento nazionale deve approvare a maggioranza assoluta le deroghe richieste;
  5. gli ammessi alla deroga devono essere personalità di assoluto valore e da qualche parte deve spuntare un documento che lo spieghi per bene, perchè la deroga può essere concessa solo su queste basi ("una relazione che evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtù dall’esperienza politico‐istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare nel successivo mandato").
Chiaro?

Bene, ora tenete a mente queste condizioni, perchè quando sarà il momento andremo a verificare.

Avrete sicuramente notato, inoltre, che circa 50 dei parlamentari non ricandidabili, nel caso volessero avanzare richiesta di candidatura in deroga, si troverebbero anche nella condizione di potersela approvare poichè membri del Coordinamento nazionale.

In particolare, si tratta di:
  • Agostini Mauro (3 legislature alla Camera e una al Senato)
  • Bersani Pier Luigi (3 legislature alla Camera)
  • Bianco Enzo (2 legislature alla Camera e 2 al Senato)
  • Bindi Rosi (5 legislature alla Camera)
  • Bressa Gianclaudio (4 legislature alla Camera)
  • Cabras Antonello (2 legislature alla Camera e 2 al Senato)
  • Castagnetti Pierluigi (5 legislature alla Camera)
  • Chiti Vannino (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • D'Alema Massimo (7 legislature alla Camera)
  • D'Antoni Sergio (3 legislature alla Camera)
  • Fassino Piero (5 legislature alla Camera)
  • Finocchiaro Anna (6 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Fiornoni Giuseppe (4 legislature alla Camera)
  • Follini Marco (2 legislature alla Camera e 2 al Senato)
  • Franceschini Dario (3 legislature alla Camera)
  • Franco Vittoria (3 legislature al Senato)
  • Gentiloni Paolo (3 legislature alla Camera)
  • Giacomelli Antonello (3 legislature alla Camera)
  • Iannuzzi Tino (3 legislature alla Camera)
  • Latorre Nicola (3 legislature al Senato)
  • Letta Enrico (3 legislature alla Camera)
  • Magistrelli marina (3 legislature Senato)
  • Maran Alessandro (4 legislature alla Camera)
  • Marini Catiuscia (4 legislature alla Camera)
  • Marini Franco (4 legislature alla Camera e 2 al Senato)
  • Marino Mauro (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Mazzucconi Daniela (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Melandri Giovanna (5 legislature alla Camera)
  • Meta Michele (3 legislature alla Camera)
  • Migliavacca Maurizio (3 legislature alla Camera)
  • Milana Riccardo (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Minniti Marco (3 legislature alla Camera)
  • Oliverio Mario (3 legislature alla Camera)
  • Papania Antonino (3 legislature al Senato)
  • Parisi Arturo (4 legislature alla Camera)
  • Pinotti Roberta (2 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Pollastrini Barbara (3 legislature alla Camera)
  • Realacci Ermete (3 legislature alla Camera)
  • Santagata Giulio (3 legislature alla Camera)
  • Sereni Marina (3 legislature alla Camera)
  • Soro Antonello (5 legislature alla Camera)
  • Tocci Valter (3 legislature alla Camera)
  • Tonini Giorgio (3 legislature al Senato)
  • Turco Livia (6 legislature alla Camera e 1 al Senato)
  • Veltroni Walter (6 legislature alla Camera)
  • Ventura Michele (4 legislature alla Camera)
  • Zanda Luigi (3 legislature al Senato)
  • Zavoli Sergio (3 legislature al Senato)
Voi che ne dite, va bene così?

N.B. ci scusiamo in anticipo per eventuali imprecisioni o dimenticanze, per le quali sono gradite le vostre segnalazioni. Se poi qualcuno si sentisse abbastanza esperto di Statuto, Regolamenti, e Codici Etici del Partito democratico e volesse integrare le informazioni qui riportate, basta che ci scriva.
(Grazie a Pippo Civati e Paolo Cosseddu per aver raccolto le firme, all'ultima Assemblea nazionale del Pd, per chiedere"di esprimere il suo voto sull'applicazione di queste due regole statutarie, e agli organi esecutivi tutti l'impegno a farle rispettare rigorosamente, in particolare in vista dei prossimi appuntamenti elettorali" e agli amici padovani di PD Nuovo Percorso per il lavoro certosino di verifica dei nomi)

0 commenti

Un’opposizione di conigli impotenti si accontenta di una carota

di Alessandro Consonni


Amici, questa opposizione è più zoppa del governo! Dopo aver trovato la moglie in fragranza con l’amico, per dimostrare la propria virilità di uomo prende un coltello e si taglia i genitali !!! Sono bastate le scuse formali da parte di Umberto Bossi sulla provocazione «i romani sono porci» perché il PD e company annunciassero la loro intenzione a ritirare la mozione di sfiducia presentata !?
Questo comportamento da parte dell’opposizione è quanto di più assurdo e diseducativo dal punto di vista civico!
Questa ennesima dimostrazione di insicurezza, paura e sudditanza nei confronti della maggioranza di governo è la conferma che questa NON è una opposizione politica ma una cozzaglia di poveri vecchi conigli ormai impotenti, che si accontentano di una misera carota !!!
Il governo fa, dice, disdice, offende, chiede perdono, legifera ed elude le leggi nella totale indifferenza istituzionale di una opposizione inesistente, latitante, codarda, corrotta ed incapace di sostenere le proprie idee, le proprie decisioni ed indecisioni, sempre SUPINA a questo governo ZOPPO ma arrogante, che prende per i fondelli tutta l’Italia e gli italiani!
Un ministro di questa Repubblica, aveva dichiarato pubblicamente, che con il tricolore ci si può pulire il sedere, che l’inno di Mameli è da sostituire con il «va pensiero», domenica scorsa ha affermato che i «romani sono porci» nella totale indifferenza di un capo dello Stato, Giorgio Napolitano che a Parigi, afferma:
«sono immerso nella cultura dell’arte, quando rientrerò in Italia, Vi dirò la mia opinione» !?
Ricordo che quando ero alle elementari, anni sessanta, bastava che qualcuno fischiettasse per strada «giovinezza» che arrischiasse un arresto per apologia di fascismo!? Oggi un Ministro di questa Repubblica afferma «i romani sono porci» e l’opposizione, che dovrebbe tutelare l’Italia e gli italiani si accontenta delle scuse formali di questo Ministro, scuse che hanno l’aria di essere una bella presa per i fondelli!
Insomma Silvio Berlusconi, ha chiamato Umberto Bossi e preso per le orecchie gli ha detto:
«avanti, adesso chiedi scusa agli italiani per quello che hai detto ……non fartelo ripetere!?»
Si, perché ci sono voluti ben quattro giorni a Silvio, per convincere quel discolaccio di Umberto a chiedere scusa pubblicamente all’Italia!?
E l’opposizione che fa? Accetta le scuse, e ritira la mozione di sfiducia !!!
L’opposizione quindi, accetta oltre l’arrogante offesa anche la beffa ???!!!
E questa sarebbe l’opposizione che dice di NON temere le elezioni ???
Questo comportamento codardo, da parte dell’opposizione, è la riconferma che questa opposizione, come anche la coalizione di governo, NON vogliono le elezioni perché sono entrambi consapevoli che votare sarebbe una woterloo per tutti!!!
Le elezioni oggi sarebbero una sciagura per tutti, all’infuori che per Umberto Bossi che, con ghigno beffardo, chiede scusa formalmente all’Italia, ma dentro di se pensa:
«tanto tra un po’ comando io e mando affanculo chi voglio!»

dal sito http://www.reset-italia.net

0 commenti

Dirigenti PD, quando lo capirete?

di Andrea Valdambrini

Sono giorni di passione per la sinistra inglese, che sta celebrando il suo congresso a Manchester, una delle più ricche di tradizione operaia di tutta l’Inghilterra. Sabato il 40enne Ed Miliband vince a sorpresa le primarie e diventa il più giovane leader laburista della storia. In 3 minuti di discorso spazza via 13 anni di New Labour, durante i quali Blair prima e Brown poi hanno guidato il Paese attraverso tre governi. Vira a sinistra senza per questo tornare al massimalismo ideologico che aleggiava nel Labour anni ’70 – niente di male, s’intende, ma in Gran Bretagna vuol dire sconfitta elettorale. Ed ha ringraziato Diane Abbott, candidata radicale, donna e di colore, affermando che la sua voce si deve sentire, che il dissenso è essenziale dentro un partito democratico, lo arricchisce e non lo divide. Solo 4 giorni dopo dall’insediamento di Ed, il fratello maggiore David, già astro nascente del partito, capisce di essere incompatibile – ideologicamente, e persino familiarmente – con il nuovo corso. Ha lottato per la leadership da favorito, ha perso contro suo fratello. Ha solo 45 anni, si ritira dalla dirigenza laburista.

In tre mosse, un grande partito che ha perso le elezioni cinque mesi fa, rinnova completamente la sua classe dirigente, e con quella nuova fa ammenda, senza lacerarsi, delle scelte più controverse fatte in passato, come la guerra in Iraq voluta da Blair. Secondo i sondaggi, oggi il Labour avrebbe il 40% dei voti, di più dei conservatori al governo.

È così che si fa.

D’Alema, Veltroni, Bersani: quand’è che lo capirete?

dal sito http://www.ilfattoquotidiano.it

0 commenti

Scappellamento a sinistra

di Lameduck

"... Innovazione della sua proposta programmatica, che deve assumere con coraggio l’obiettivo di battere tutti i conservatorismi, compresi quelli, palesi ed occulti, di centrosinistra, ponendo al centro il tema della democrazia decidente, attraverso le necessarie riforme istituzionali ed elettorali: rafforzamento dei poteri del premier e di quelli di controllo del Parlamento, regolazione del conflitto d’interessi, norme contro la concentrazione del potere mediatico e il controllo politico della Rai, differenziazione delle camere, riduzione del numero dei parlamentari, una legge elettorale, come si legge nel documento approvato dall’Assemblea nazionale del Pd del maggio scorso, “di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali”, insieme a norme sulla democrazia di partito e ad una regolazione delle primarie per le cariche monocratiche. Naturalmente con la preoccupazione, in materia di riforme delle grandi regole della democrazia, di definirne gli aspetti più specifici alla luce di una esigenza di ampio coinvolgimento politico tra le forze democratiche interessate a costruire una nuova fase politico-istituzionale del Paese.
(Weltroni Valter, ex sindaco, ex segretario, ex tutto.  "Un PD grande e aperto, per cambiare l'Italia.)

Ma l'avete sentito? L'avete letto il Piano di Rinascita del Partito Democratico dal titolo vagamente porno di colui che è riuscito a consegnare Roma nelle mani di Alemanno e l'Italia in quelle di Berlusconi in sole tre mosse e che, non ancora pago, si adopera per far rivincere le elezioni al nano, si dovesse andare presto al voto?
"Rafforzamento dei poteri del premier MAANCHE regolazione del conflitto di interessi." MA VA???
Che Cialtroni abbia ancora il coraggio di parlare di soluzione del conflitto di interessi è il colmo. Ci piglia pure per i fondelli, l'ex ragazzo. Il bello è che non c'è nessuno che vada alle loro feste del Piddì ad irrorarli con un bel cannone sparaneve caricato a materia fecale. A dir loro in faccia che sono una manica di traditori. Più traditori loro a sinistra di cento Fini a destra. Collaborazionisti dei figli di Pétain.

Uno come Veltroni, uno che è stato trombato in tutti i modi, più di una pornostar in una gang bang, in qualunque altro paese starebbe a coltivare bulbi in giardino, a portar fuori i cani e a leggere il giornale al bar. Invece in Italia, lui e gli altri squallidi personaggi che okkupano l'Opposizione, sono sempre in auge. Ti illudi di essertene liberato, di averli esportati in Africa come rifiuti tossici e invece ritornano. Con le democrazie decidenti, l'ampio coinvolgimento e l'impianto maggioritario.
Ritornano, o meglio gli viene permesso di ritornare, fondamentalmente perchè l'elettore del Partito Bestemmia è abituato a votarli perchè crede di non poter fare altrimenti e loro ci marciano. "Non vorrete mica far vincere Berlusconi!", vi spaventano. E di fatto Berlusconi, con loro, vince. Se per sbaglio vincono loro fanno di tutto per farlo ritornare. Ovviamente guardandosi bene, le rare volte che governano, di fare una legge che potrebbe danneggiarlo.
Mentre l'elettore crede di aver contrastato Berlusconi votando Bersani, D'Alema e soci, questi in realtà corrono sempre in suo soccorso e, tanto che ci sono, ci si comprano perfino le banche e le barche. Se l'elettore è un po' sfiduciato gli sventolano davanti Svendola. Il nuovo, il cambiamento. No, davvero, un'opposizione così negli altri paesi se la sognano.
Ora che tutti i sondaggi, perfino quelli addomesticati delle amorevoli badanti lo danno in declino, che i poteri forti scalpitano per eliminarlo dal gioco della politica e perfino gli oroscopi remano contro, arriva in soccorso del nano imbellettato il meglio che ci sia: i corpi speciali, le teste di cuoio, i marines, insomma la cavalleria Veltroniana.

Naturalmente con la preoccupazione di vicesindaco, in materia di riforme di pentolone delle grandi regole della democrazia, di definirne gli aspetti più specifici alla luce di una supercazzola prematurata di ampio coinvolgimento politico con scappellamento a sinistra tra le forze democratiche interessate a costruire e stuzzicare una nuova fase politico-istituzionale in tre ma anche in due del Paese.

Caro Sveltroni, la tua metafora è perfetta. Tu sogni un PD grande e aperto. Per fotterlo meglio.

dal sito http://ilblogdilameduck.blogspot.com/

0 commenti

Eutanasia del PD

di Dottor Nicodemo


Una modesta proposta al compagno Bersani: pratichi l'eutanasia al PD, che sia una pratica legale o no. Lo faccia di soppiatto magari, ma lo faccia
Stacchi la spina, la smetta con l'accanimento terapeutico e lasci morire l'ex leone trasformatosi in una quaglia afasica.
Si liberi di quella banda del buco degli ex popolari, piazzisti sussurranti che badano solo ai loro carrozzoni clientelari e a calarsi le braghe al cospetto delle tonache vaticane. La loro presenza nel partito è unicamente garanzia di nuovi avvisi di garanzia e nuove dimissioni. Via i cattopardi.
Mandi affanculo Veltroni e i suoi 75 cavalieri dell'autosufficienza del nulla, sono una piaga infetta che presto diverrà gangrenosa.
Mostri un volto radicale e sprezzante verso i moderati e tagli i fili del burattinaio D'Alema e da burattino diventi uomo. Torni ad una socialdemocrazia dignitosa e per convenienza strategica ammicchi alle partite IVA e alla piccola impresa e allo stesso tempo parli di bene comune e dica no alle privatizzazioni dell'acqua pubblica e delle municipalizzate. Ci aggiunga anche un bel po' di ecologismo,  autodeterminazione dei cittadini e una critica al modello fallimentare liberista e il gioco è fatto.
Vendola è destinato ad essere riassorbito in un partito con queste prerogative. Nessuno crede che sia comunista e la sua compatibilità con un partito a vocazione maggioritaria di stampo socialista è un dato di fatto. Se un Miliband e i trotzkisti possono stare nel Labour inglese, figuriamoci se un Vendola non può stare in un partito socialdemocratico italiano. Il partito nuovo non potrà che giovarsi di una sua leadership.
Un'altra cosa, cambi nome. Lo chiami "Partito della Redenzione Socialista", o magari "Partito dei Socialisti Risvegliati", ma tolga il nome PD che evoca l'obitorio.

dal sito http://doppiocieco.splinder.com/

0 commenti

"Essere di sinistra e votare per questo partito è il massimo livello possibile di irrazionalità e contorsione mentale"

- Veltroni-D’Alema: la farsa continua -
di Paolo De Gregorio, 17settembre 2010

Sarò schematico, rozzo, ignorerò le complessità, la modernità, la dialettica politica, ma sono confortato dal fatto che alla fine ci prendo sempre. Sostengo semplicemente che i padroni, le mafie, gli intrallazzatori, i ladri, gli speculatori, i piduisti, le puttane, il loro partito (il cassonetto delle libertà) ce l’hanno, mentre i lavoratori dipendenti, gli schiavi salariati, i disoccupati, i pensionati al minimo (e al massimo della fame) non ce l’hanno, sono abbandonati a se stessi, ingannati dai preti e dalla Lega Nord, senza speranza di un futuro, se non quello di regredire nei salari e nei diritti, in nome della globalizzazione.
Il maggior partito che li dovrebbe rappresentare, il PD, non è di sinistra, non è niente. E’ un partito che si barcamena al centro, ingessato da 15 anni da una lotta di potere tra Veltroni e D’Alema che bloccano l’emersione di nuovi dirigenti, annettendoli ora all’uno ora all’altro leader.
Essere di sinistra e votare per questo partito è il massimo livello possibile di irrazionalità e contorsione mentale.

Un enorme spazio, una prateria, è a disposizione di chi chiederà alle classi subalterne di abbandonare per sempre questi buffoni e far arrivare il proprio voto ad un movimento che abbia un progetto politico di uscita dalla palude della Casta e del berlusconismo, con una serie di riforme necessarie per tornare in democrazia e riportare le classi subalterne a pesare e ad ottenere risultati concreti.
In un mio precedente articolo ho parlato di questo progetto, della sua necessità per tornare in democrazia ed ora qui lo ripropongo.
Per me essere di sinistra oggi significa abbandonare partiti e partitini, nostalgie, illusioni, ideologia, e muoversi sulle cose tangibili, con regole nuove anticasta, come quella delle due legislature e poi a casa, regola che ci avrebbe liberato già da decenni da personaggi come D’Alema e Veltroni.

Ecco il progetto su cui una nuova entità politica deve chiedere il voto:
-salario sociale per tutti i disoccupati (abolizione degli attuali ammortizzatori sociali). Le risorse vanno trovate combattendo seriamente l’evasione fiscale.

-Nuova legge elettorale: il primo punto deve riguardare il “conflitto di interesse” e la “par condicio”, dove si stabilisce categoricamente che il cittadino proprietario (direttamente o indirettamente) di un solo mezzo di informazione (giornali, riviste, televisioni, radio, case editrici), locale o nazionale, è ineleggibile, in quanto avvantaggiato in modo decisivo rispetto agli avversari.
-Per un Parlamento “pulito”, contro personaggi come Dell’Utri che ha dichiarato di essere entrato in politica per non finire in galera, va abolito ogni tipo di immunità parlamentare, nessun pregiudicato può essere eletto in Parlamento (al pari di quanto già avviene nel pubblico impiego), la magistratura non deve chiedere alcun permesso per inquisire o processare i membri del Parlamento (dal premier all’ultimo deputato) e l’inquisito non può eccepire alcun “legittimo impedimento”, si deve far processare e basta.
-Va ripristinato il voto di preferenza, sia che si adotti il sistema uninominale maggioritario, sia che si scelga il sistema proporzionale alla tedesca.
-Va abolito ogni tipo di finanziamento pubblico ai partiti e alla loro editoria, poiché questi ingenti mezzi danno grande vantaggio a chi è già in politica e rendono difficile l’emergere di nuove aggregazioni politiche.
-La regola “anticasta”: nessuno è rieleggibile dopo due legislature.

-Il duopolio RAI-Mediaset, visto come è stato usato per arrivare e mantenere il potere politico, va ridimensionato, e nessun operatore di comunicazione può possedere più di una rete nazionale. In parole povere la RAI deve vendere due reti e così Mediaset.
-La Rai per di più, avendo dimostrato di non essere servizio pubblico, ma servizio ai partiti, deve essere riformata, abolendo la pubblicità e affidando ai cittadini (canone pagato alla mano) l’elezione del Presidente, con ogni potere, in concomitanza con le elezioni politiche, da scegliere tra personalità assolutamente indipendenti, per la durata di 5 anni, non rieleggibile dopo due mandati, revocabile solo dal Presidente della Repubblica per gravi motivi.

-E’ anche urgente garantire la partecipazione dei cittadini alla formazione delle leggi attraverso l’istituzione del Referendum Propositivo, anche a livello regionale e comunale, dove i cittadini possano far diventare leggi i loro bisogni più acuti, ignorati dal sistema partitocratico.
-Abolizione del “quorum” del 50% di partecipazione ai Referendum (sia propositivi che abrogativi), visto che per le elezioni generali non vi è alcuna norma che invalidi le elezioni se più del 50% degli aventi diritto non va a votare. 


Paolo De Gregorio


dal sito http://www.comedonchisciotte.org

0 commenti

Basta al falso teatrino mantenuto da maggioranza e opposizione

by while


Le contestazioni al Presidente del Senato Renato Schifani sono state riassunte da tutta la stampa italiana in: “Grillini brutti e cattivi contro il PD”. E’ stato fatto passare il messaggio degli “squadristi” organizzati da Grillo per disturbare il dibattito politico e la manifestazione del Partito Democratico. Anche il Presidente della Repubblica Napolitano si è schierato contro le contestazioni, che in una democrazia sono parte integrante dei giochi.
Non cadiamo nella solita strumentalizzazione della stampa italiana. E’ tutto più semplice di come ci vogliono far credere e cioè: Schifani ha un passato pieno di ombre legate alla mafia? Schifani, come Dell’Utri, viene contestato da persone oneste che non ce la fanno più di questa melma che stagna nella nostra politica.
Nei video non si vede nessuna bandiera del Movimento a 5 stelle di Grillo a cercare pubblicità. Si vedono solo le Agende Rosse di Borsellino che nulla c’entrano con i grillini.
La nostra stampa e le cariche istituzionali dovrebbero cercare di capire che la gente è stanca e che è il PD che deve dare una netta svolta al suo modo di fare politica. Non può ancora dialogare tramite mummie del calibro di Fassino e D’Alema con personaggi ambigui come Schifani.
Il popolo è stanco di questo falso teatrino che maggioranza e opposizione mantengono in piedi da anni e anni.

dal sito http://www.byteliberi.com

0 commenti

La democrazia fallata del Pd

Quali sarebbero le “falle del sistema di sicurezza” denunciate da Letta? Quella libera espressione di dissenso che avrebbe permesso a “squadristi”, facinorosi, nemici della democrazia di cantargliele come si deve al “giallo” Bonanni e a quel signore indagato per mafia (pardon certe cose non si dicono) che riveste la seconda carica dello stato? Vabbè c'è stato un petardo, ma andiamo signori miei un petardino non ha mai fatto male a nessuno, altrimenti ogni Domenica negli stadi ci sarebbe una strage.

Bella poi l'indignazione della "maggioranza", di quella gente cioè che assoldava giovanotti annoiati per contestare Prodi al Motor Show, spacciandola per la furia popolare delle masse contro il professore affamatore.
Comunque tornando a bomba, cioè al PD, a quanto pare la democrazia è una falla, una feritoia dalla quale possono zampillare umori corrosivi e riecheggiare frasi sacrileghe del tipo: “fuori la mafia dallo stato” e “servi del padrone”. Meglio chiuderle certe falle e usare i manganelli della polizia per ricacciare indietro chi le usa per farsi sentire.
Adesso vi spiego come la pensate: la democrazia è libero confronto fra un partito di cadaveri che non ha niente da dire e una cricca di delinquenti che ha molto da fare. Capito?
Se il PD vuole evitare le falle, cioè a dire la democrazia, faccia come Berlusconi: blindi le piazze. Quando il ducetto tiene i suoi comizi o per meglio dire i suoi numeri da avanspettacolo, concede il lasciapassare solo a evasori fiscali, intrallazzoni, affaristi cocainomani, zoccole e papponi. Tutti soddisfatti, tutti contenti e plaudenti nel vedere la sagoma del satrapo che si dissolve con il suo cerone e tutti insieme a ridere di gusto delle sue battute che non fanno ridere.
La speranza di cambiare in Italia è davvero poca, non esistendo un'opinione pubblica  in grado di spostare equilibri politici per consistenza numerica e coesione di intenti, ma una gran massa di beoti e di criceti ammaestrati, pronti a far girare la rotella quando gli dai il mangime, può succedere di tutto che tanto non muterà mai nulla nel panorama della politica italiana e nell'espressione dei consensi alla sua classe dei dirigente.
Hai voglia a parlargli di Dell'Utri, di Mangano, di Schifani a questi, oppure di restringimenti degli spazi di democrazia, back to the future della confindustria di Marchionne e della velina di Berlusconi Emma. Dagli Ibrahimovic, Roma ladrona, meno tasse e più gnocca e un po' di zingari ricacciati non si sa dove e vai con i sondaggi che volano.
Dottor Nicodemo

0 commenti

Un PD da rottamare 3

di Franco Cilli


“Ci vuole una nuova narrazione”. In questo piccolo blog è un refrain ripetuto con paziente attesa da sempre, in modo quasi ossessivo, prima ancora che una frase del genere la pronunciasse Nichi Vendola.

Certo che ci vuole una nuova narrazione. Qualcuno crede davvero che bastino i tatticismi di D'Alema per battere Berlusconi? Il voto è anche il frutto di una sorta di istinto animale, non si può scegliere di ignorare la pancia, almeno quanto certe belle donne non possono scegliere di ignorare le rughe del proprio viso.
La scelta è spesso una accordo fra l'animo razionale e l'istinto animale, anche se alle volte in alcuni prevale il primo e in altri il secondo, ma per fare massa  dobbiamo confidare su entrambi.
Il problema più che Berlusconi è il PD. Non sono scemi quelli del PD, sanno benissimo che Vendola ad esempio sarebbe la scelta giusta come candidato premier o comunque è colui che ha le maggiori possibilità di vittoria, ma la cosa non è così semplice, per loro è in gioco una questione di sopravvivenza.
Sanno benissimo che l'avvento di Vendola significherebbe la fine  dei loro inossidabili equilibri interni, con l'azzeramento dell'attuale classe dirigente. Insomma la morte politica per molti di loro. Meglio una rendita certa, lasciando intatti equilibri consolidati, sorretti da ferree logiche spartitorie, che tentare di salvare il paese dalla deriva con avventurose acrobazie. Non sia mai che un dirigente locale si arrabbi e faccia saltare il tavolo. Meglio candidare un perdente come Pionati a Milano che irritare Bersani e con lui D'Alema, meglio lasciare un 60% dei voti in Veneto a Zaia, per favorire il pupazzo della nomenclatura che candidare una come Laura Puppato che avrebbe avuto qualche chance di rivalsa in futuro. Meglio perdere la Puglia, piuttosto che il vizio degli accordi tattici con “i moderati”, un esercizio che tiene vivo il gioco degli equilibrismi e delle poltrone.
L'ho detto, è questione di sopravvivenza di un ceto politico, ma non solo. I vari Marino, Serracchiani, Scalfarotto e compagnia hanno buona volontà e probabilmente sono brave persone, ma dovrebbero sapere che il ceto sociale che ancora costituisce lo zoccolo duro del PD è un ceto variegato, composto per buona parte da una grossa fetta della borghesia emiliana, umbra e toscana e questi ceti vanno tenuti buoni. Guai a smantellare il sistema politico-clientelare piddino in quelle regioni, vero collante che tiene insieme ceti medio bassi e borghesia produttiva, significherebbe aggredire i gangli vitali di un sistema di potere e di consensi che rappresenta l'unica cassaforte di voti di una certa consistenza del PD. Ci vuole poco per quella borghesia a trovare nuovi e più disinvolti referenti politici, così come è successo a Parma o a Lucca. Oltretutto il partito democratico non esprime solo interessi di partito, bensì interessi di ceto politico in senso lato. Troppa la contiguità con certi personaggi, troppi gli interessi comuni, troppi gli accordi sottobanco in ossequio al tatticismo e alla vecchia scuola del realismo politico, sinonimo di doppiezza e comodo alibi per ogni genere di porcata. E poi ci sono i cattolici, inopinatamente imbarcati nel carrozzone del nuovo partito dei democratici, e poi e poi e poi...Se davvero le persone di buona volontà vogliono il rinnovamento del ceto politico dirigente del Partito Democratico devono fare i conti con questa realtà, con la consapevolezza che il sistema reticolare che costituisce la spina dorsale dell'ex PCI si tiene insieme anche grazie alla capacità di soddisfare una clientela che è tradizionalmente legata al loro apparato, magari anche per storia e vocazione, ma che oggi non è disposta a rinunciare alle proprie rendite di posizione, e con il fatto che non c'è nessuna netta delimitazione fra loro e gli altri
.
C'è da augurarsi che si verifichi una deflagrazione interna a questo partito imbelle e paralizzato dalle sue logiche interne, e che la deriva delle sue parti crei nuove aggregazioni e possibilmente uno straccio di partito socialdemocratico, in grado perlomeno di farsi garante di un sistema di regole condiviso, oltre che portatore delle istanze di quel che rimane dell'idea di stato sociale. Potrebbe già bastare. Non si pretende certo che si affrontino i nodi del capitalismo, ma almeno di non affidare la gestione dello stato ad incappucciati e mafiosi.
Guardiamo l'altro fronte, quello della sinistra di Di Pietro e dei movimenti. Fortunatamente si sono fatti dei notevoli passi avanti. Da parte della sinistra si è passati dalle scomuniche a Di Pietro e all'accusa di qualunquismo di Grillo, all'ammissione della necessità di un dialogo con queste forze, consapevoli del fatto che costituiscono ormai la parte maggioritaria di un fronte sociale che si muove su posizioni critiche rispetto all'esistente e che la sinistra ha ormai perso ogni capacità di attrazione e persino un lessico con cui comporre nuove narrazioni. Si è dovuto fare i conti con una concezione apparentemente regressiva di stampo legalista espresso dal movimento Viola, da Grillo e da Di Pietro, per cercare punti di convergenza con tali forze perché la parola sinistra potesse avere ancora diritto di asilo, per quanto ormai relegata nel museo delle cere del nominalismo novecentesco.
Si profila una coalizione fra Di Pietro, Vendola, sinistra e forse Grillo, con l'intento dichiarato di rimorchiare il PD. A me sta bene e credo di non essere il solo. Non mi faccio illusioni, ma credo che alternative non esistano. Di sicuro è impensabile che io dia il voto ad una coalizione dove c'è Casini. Al massimo dell'emergenza potrei addirittura accettare Fini ma mai Casini, non fosse altro che per la sua devozione alla tonache vaticane e agli interessi di suo suocero. Credo che molti la pensino come me. Vogliamo tutti tirare un respiro di sollievo e svegliarci un giorno senza l'amara consapevolezza di essere governati da una cricca di mafiosi, para nazisti dementi mascherati di verde e delinquenti comuni, con un piazzista a capo. Tuttavia non penso che ci sia ancora qualcuno che crede ancora alla favola del voto utile. Il PD si può scordare il mio voto e quello di milioni di altre persone se si allea coi cosiddetti “moderati”. Alle ultime elezioni l'ho votato per totale mancanza di alternativa, ma non era un'apertura di credito era solo una scommessa fatta con la pistola puntata alla testa. Adesso basta.
 
Se vincerà di nuovo Berlusconi sarà solo ed esclusivamente colpa loro, dei Bersani dei D'Alema e compagnia cantando.

0 commenti

"La resurrezione del Cavaliere", un'opera firmata centrosinistra

di Alessandro Tauro

E' accaduto ancora una volta, per l'ennesima volta. La crisi che avvolge, scuote e disarma il centrodestra riesce a mietere più vittime tra le file dell'opposizione che all'interno dei propri accampamenti.
Se la diatriba interna alla maggioranza di governo non stesse assumendo i connotati da strappo insanabile, sarebbe lecito (e anche logico) pensare che ci sia una regia occulta intenta ad infliggere colpi letali alla già traballante "salute politica" del centrosinistra attraverso terremoti politici a destra opportunamente simulati.

Il centrosinistra è oggi più diviso che mai. Non solo sul percorso da intraprendere nel caso in cui il governo Berlusconi si trovasse ad affondare nei fondali oceanici, ma su ciò che dev'essere il centrosinistra, sui connotati che deve assumere l'alternativa politica al berlusconismo. E, ancora prima, sull'eventualità di mantenere ancora in vita in questo paese una sinistra o un centrosinistra.

Il Partito Democratico è impegnato a puntare le pochissime fiches a disposizione su una convergenza politica, programmatica ed elettorale sulla coppia Fini-Casini. Lo stesso Presidente del partito, Rosy Bindi, ha ribadito ieri con chiarezza quella che è la linea bersaniana per i prossimi appuntamenti elettorali: un'alleanza che vada da Vendola a Fini, passando per Di Pietro, Casini e Rutelli.
Eravamo convinti di aver archiviato le allenze pastrocchio stile 2006 (da Diliberto a Mastella). E lo eravamo ancora di più dopo aver visto il trionfo di Nichi Vendola nella Puglia neroblu e la sconfitta del larghissimo centrosinistra (dall'UDC alla Federazione della Sinistra) del rossastro Piemonte. Ora ci rendiamo conto di aver assaggiato solo l'antipasto.

Non tutta la dirigenza democratica sposa però con passione la linea del segretario; Follini, Fioroni, Letta, Boccia ed altri ancora puntano a spingersi ancora più in là, a scaricare da subito Vendola e Di Pietro e a costruire un percorso politico limitato al duo Fini-Casini: la storia della sinistra che si fece centrodestra.

Ciò che cinque anni fa sarebbe sembrato il delirio di un incosciente (un governo appoggiato dal centrosinistra retto da due dei tre ex-leader del centrodestra), oggi si presenta come la più probabile prossima evoluzione politica.

Eppure, a dispetto da ciò che viene sapientemente dipinto oggi dal Partito Democratico, Gianfranco Fini non ha creato alcuno strappo con il premier Berlusconi: non ha lasciato il PDL ma è stato bruscamente cacciato da quest'ultimo, non ha mai bocciato o messo in crisi un provvedimento del governo, ha ribadito fedeltà al centrodestra ed al suo leader.
Ha cercato negli ultimi due anni di rimarcare il proprio ruolo fondamentale all'interno di un partito divenuto sempre più una riedizione di Forza Italia. E lo ha fatto richiamando improvvisamente questioni morali, difese repubblicane e imperativi civili che non avevano mai trovato spazio nel suo mondo negli ultimi 16 anni. Ma utili e funzionali a scatenare le ire di un leader indiscutibile.

L'idea di un governo ampio Fini-Casini-Bersani (per altro numericamente minoritario alle camere) non è un'idea che solletica gli appetiti dei soli dirigenti democratici. Illustri giornalisti come Paolo Flores D'Arcais e Curzio Maltese, di scarsa contiguità ai dettami PD, oggi sostengono come unica soluzione possibile quella di un governo tecnico costruito attorno a tre comandamenti principali: gestione a breve termine della crisi economica, riforma elettorale, legge sul conflitto d'interessi.

Ma quali riforme? E con quale maggioranza? Questa l'identica risposta fornita da Nichi Vendola ed Antonio Di Pietro, destinatari della lettera aperta del direttore di Micromega. Quale maggioranza parlamentare oggi si prenderebbe la briga di riformare la legislazione sul conflitto d'interessi, ripristinerebbe il sistema delle preferenze e varerebbe un piano omogeneo di ripresa dalla crisi economica, in piena campagna pre-elettorale?

Il governo di larghe intese così largamente sostenuto oggi in Italia avrebbe di fronte a sé una strada obbligata, una strada segnata dalle preferenze dei suoi potenziali componenti: abbandono del sistema bipolare, costruzione di maggioranze di governo dopo le elezioni, mantenimento delle liste bloccate.
Una strada in grado di produrre tre possibilità: il celebre governo "da Vendola a Fini", la più improbabile, un governo che unisca il Partito Democratico ai settori non berlusconiani del centrodestra, una nuova vittoria di Silvio Berlusconi a fronte di un'opposizione divisa.

Se la strategia del centrosinistra (o di ciò che ne rimarrebbe) consiste nella vittoria a tutti i costi, con ogni alleato possibile, al fine di sconfiggere Berlusconi per poi riconsegnargli le chiavi del paese dopo qualche anno di stasi ed ingovernabilità, la soluzione migliore potrebbe essere quella finora mai considerata: scegliere Berlusconi come prossimo leader di una coalizione PD-UDC-FLI-PDL-LN.

Una coalizione così, con un leader così, non può che essere destinata al trionfo.

dal sito http://alessandrotauro.blogspot.com/

0 commenti

Viale del Tremonti

di Lameduck

Ci sono cose che  non si reggono più, neppure con sforzi inauditi di sopportazione e il Giobbe mode on a tavoletta.
La prima in assoluto è l'individuo denominato Berlusconi con il suo voler restare aggrappato allo scoglio peggio di una cozza infetta, nonostante stiano cercando in tutti i modi di scalzarlo con il coltellino.
Da vecchia diva incapace di ammettere di approssimarsi al capolinea biologico, oltre che di avere obiettivamente sciroppato i maroni con i suoi isterismi, non ha ancora capito che c'est Fini, BigBen ha detto stop. Che non basteranno i compassionate journalists come Max Minzolini e Max Fede a recapitargli lettere farlocche di fans con le mutandine bagnate allegate e sondaggi sempre più pietosi a suon di 80% di consensi per tenerlo su. Non c'è niente di male ad avere il 36% dei voti se non se ne vuole avere più del 50.
Norma Desmond vuole il suo primo piano. E dateglielo, purchè dopo si levi dai coglioni. Possibilmente in saecula saeculorum.

La seconda cosa che non si regge più è Bersani quando crede di dire cose di sinistra. Per la verità bisognerebbe dire che non si regge più Bersani e basta, con tutto il cucuzzaro piddino e, temo, la sinistra in generale.
Prima delle vacanze ho visto "Draquila". La cosa più agghiacciante del film è la parte sul PD, quando la Guzzanti fa vedere  la tristissima tenda che dovrebbe essere la sede del maggiore partito di opposizione nelle aree terremotate, vuoto, disabitato, forse dichiarato inagibile come l'intera pericolante sinistra italiana.
Ecco, la più devastante immagine dello stato dell'arte dell'opposizione italiana si evince dall'opera di un'artista di sinistra ed il bello è che loro, i piddini grigi, i dirigenti, non si accorgono della loro insostenibile inutilità. La sinistra, quando si siede alle scrivanie degli uffici dirigenti, perde la capacità di vedere i propri difetti. Resta inamovibile nella sua ottusità e nelle sue antipatie.
No Grillo no, puah, che schifo. Non solo Grillo o Di Pietro, ma chiunque non risponda a certi canoni prestabiliti come il grigiore cadaverico e il rigor mortis mentale, l'attitudine all'inciuciamento con il nemico e l'eloquio politichese vecchio stile, non può essere ammesso a diventare leader dell'opposizione. Un vero leader de sinistra, mica pizza e fichi. Anzi, pizza e Nichi.
Magari si buttano su uno come Vendola che, con tutta la buona volontà, come avversario di Berlusconi non ha più chances di un Diliberto dei tempi andati, uno che al Caimano le ha cantate meglio dei tre tenori a cappella.
Sono così, hanno gli innamoramenti estivi, i piddini. Prima er Uolter, ora il Nichi. Credono che nel paese dove lo sport nazionale sta diventando, soppiantato il noiosissimo pallone, il "picchia un gay ogni giorno, lui sa perchè" e gli omofobi fanno gran carriera grazie ai dirigenti piddini, il Nichi possa soppiantare il vecchio wannabe trombatore con la pompetta. La folla è femmina, non è un bel maschione, purtroppo.
Nichi Vendola si, quindi, e Beppe Grillo no, perchè al piddino gli sta antipatico. Perchè non aveva la tessera. Basterebbe dire che nemmeno Grillo ha la stoffa di un leader e bona lé, invece ci si accalorano proprio. Di Pietro, ohibò, Grillo puah. Stomaci delicati. Poi masticano da anni D'Alema e Fassino. Hanno perfino ingoiato la Binetti con il cilicio puntuto rischiando la perforazione dell'esofago.
Leggo anche laceranti lamentazioni sul fatto che la sinistra si lasci ormai rappresentare da Fini. Ohibò, l'ex fascista. Se i discorsi che fanno i dirigenti del PD sono quelli che si sentono e soprattutto le azioni politiche sono quelle che sono, un inciucio schifoso dopo l'altro, non ci si deve meravigliare che uno poi si butti a destra.

E' tempo di riportare qualche perla appena schiusa, uora uora, dalla preziosa conchiglia di Bersani, il segretario acclamato a condurre il PD al definitivo naufragio, un bel comandante del Titanic in alta uniforme con i pennacchi.
Il nostro, intervistato oggi, ha dichiarato che un eventuale nuovo esecutivo non potrebbe essere guidato da Berlusconi (è ovvio, Monsieur LaPalisse) e che le elezioni con questa legge elettorale (che anche loro hanno contribuito a varare!!) non sono auspicabili, e che Tremonti forse, magari, potrebbe andare bene. E' noto che Tremonti viene da Urano e non dal partito di Berlusconi.
Andiamo avanti.
"Un grande partito come il Pd" non puo chiudersi "nella boria" ma "deve pensare all'Italia" e deve "avere disponibilità e generosità".
Che cosa vi sia da andar fieri nel PD è un mistero. E poi, dobbiamo dedurre che finora il PD non ha pensato all'Italia? Io temo che abbia pensato soprattutto, negli ultimi dieci anni, a non danneggiare Berlusconi'.
"Qui succede l'ira di Dio e la televisione (della Rai) che fa? Va in vacanza! E allora dovremmo tagliare il canone del mese di agosto!''
Già, chi ha lasciato che la RAI finisse ingoiata nella gola profonda del berlusconismo mediasettico? Chi non ha mosso un pelo intrachiappico contro il conflitto di interessi?
La più bella però è quando Bersani dice:
"Qui non è in discussione il sistema bipolare che è nel dna degli italiani. Il bipolarismo può essere migliorato dando flessibilità e radicamento di democrazia parlamentare efficace e non populista".
Da bravo quadro gli è scappato un vento di politichese e un accenno di supercazzola prematurata di sbiriguda con la proporzionale secca come fosse Fanfani.
Il sistema bipolare nel DNA degli italiani??? Bersani confonde il guelfoghibellinismo ed il più recente tifo da stadio con l'alternanza democratica tra parti politiche tipica dei paesi civili. Ma Cristosanto, in che mondo vive? Crede di stare a Downing Street e invece è in curva al suono di "chi non salta comunista è".

La grande trovata per uscire dalla crisi, in definitiva, se dobbiamo affidarci al genio politico di Bersani, è accontentarsi di un Tremonti premier al posto del Caimano. Un'Italia sul viale del Tremonti, appunto.

dal sito http://ilblogdilameduck.blogspot.com/

0 commenti

Bersani chi?

di Ernest - idiaridelloscooter

Forse avrebbero dovuto aggiungere un voce al sondaggio...

BERSANI CHI?

Anche io spero nel salvagente Vendola, spero in una unità della sinistra e una sinistra che lo sia davvero. Viene anche da pensare però chi è che non vincerebbe contro il candidato del Pd se ci fossero primarie vere e se le alte sfere democratiche accettassero il confronto. Chi non vincerebbe contro un esponente sponsorizzato dalla Nomenklatura, dopo le dichiarazioni del baffetto più longevo della storia del Transatlantico...
...“Vendola? È figlio di Berlusconi. D’altra parte l’ha detto anche lui. Io invece faccio dei ragionamenti politici per i quali si richiede… una certa applicazione. Ho un target un po’ alto”...

...“la politica non si fa col racconto, con il linguaggio, con la letteratura, con la poesia. Ma con i contenuti. Anche perché peraltro abbiamo poeti migliori che battono le piazze”...

Per gli alti contenuti di D'Alema vedere alla voce BICAMERALE.

Poesia... alti concetti... pulmann che partono e si dirigono a L'Aquila dopo che per mesi (vedere il film Draquila) nelle zone terremotate c'era solo un gazebo del Pd CHIUSO!

Forse D'Alema e company (non compagni) preferiscono la prosa, la sua, quella del PD, un partito che ha dimenticato la lotta dal basso, che ha dimenticato cosa vuol dire contrapporsi seriamente alle leggi antidemocratiche prodotte da Berlusconi che continua inesorabile ad occupare i palinsesti dell'informazioni proclamando (dal Tg1 di ieri) che in TRE ANNI NON CI SARA' PIU' NESSUN TIPO DI CRIMINALITA' ORGANIZZATA (nel senso che cambiando le leggi chi delinque passerà direttamente dalla parte della ragione).
Un Pd che ha dimenticato che la democrazia vera è quella che viene dal basso e che ha come punto fondamentale la libertà di espressione vista ormai da noi come pericolo per i potenti, che andrebbe difesa non solo a dichiarazioni ma fatti concreti e non inciuci. Invece siamo qui a guardare un paese che si allontana sempre di più dai principi della costituzione, che prende lezione dall'Islanda che pone al vertice della democrazia la libera espressione di ogni cittadino. A noi invece toccano le piazze davanti ai palazzi del potere come quella di Montecitorio che oggi a partire dalla mezzanotte sarà occupata dai blogger per protestare contro il bavaglio.
Dicevamo.... BERSANI CHI?!

dal sito http://idiaridelloscooter.blogspot.com/

0 commenti

Alternative politiche al Bar dello Sport

di oniat

Chissà cosa bolle in pentola in casa Pd, visto che da giorni sembra si stia preparando all'apocalisse. Probabilmente niente di serio, in fondo si tratta solo destino dell'Italia.
 
Continuo a chiedermi perché si debba sentire la richiesta delle dimissioni di Verdini e Cosentino per bocca dei finiani, quando sarebbe logico che certe cose le sentissimo chiare e forti per bocca dell'opposizione. Anche la più scalcinata e inetta delle opposizioni è in grado di formulare una frase compiuta, magari sgrammaticata, ma comprensibile: Verdini...dimissioni, Cosentino...dimissioni, governo inetto, corrotto, incapace...dimissioni. Berlusconi corrotto, plurindagato, Mills, D'Addario, Tarantini, Dell'Utri, Previti, Saccà, Vespa, Santoro, Agicom, dimissioni, dimissioni, dimissioni...Un mantra, pacato, sereno, soporifero perfino, ma almeno chiaro. Niente, aspettiamo le prossime dichiarazioni di Bocchino.
 
Il tempo stringe, il sistema è al collasso, tocca a me proporre un'alternativa al regime. Ne ho una pronta semplicissima, non necessita nemmeno di libretto d'istruzione.
 
Vendola candidato premier di una coalizione con Di Pietro, Rifondazione, il Popolo Viola, il Manifesto e magari anche Grillo. Un programma chiaro: lavoro, energie pulite, lotta alla corruzione, lotta alla mafia, sostegno alla ricerca, alla scuola, reddito di cittadinanza, lotta all'evasione fiscale, patrimoniale, tassazione delle rendite, organismi di intermediazione per la soluzione dei conflitti fra italiani vecchi e nuovi, legge sul conflitto d'interessi. Niente mire egemoniche, niente scherzi, si fa sul serio, si rimette in sesto l'Italia e poi eventualmente ognuno per la sua strada. E che sarà mai?

0 commenti

l'agonia del PD: voleva migliorare il lodo Alfano

di Paolo De Gregorio

Il senatore PD Stefano Ceccanti ha presentato, con altri, un emendamento nella discussione del “lodo Alfano” che proponeva di estendere l’immunità penale, prevista per premier e ministri, anche al capo dello Stato.
Con una confusa e improbabile argomentazione viene fuori che il nostro zombi della politica, esponente di un partito agonizzante, è stato mosso dal vivo desiderio di limitare il danno di questo lodo.
A chiunque abbia i piedi per terra e parli un linguaggio onesto e leale, appare chiaro che un emendamento del genere dà credibilità a questo indecente lodo, incostituzionale e pensato per una cricca che vuole l’impunità.
Esso manifesta solo il desiderio di intelligenza con il nemico, indica una possibile via di uscita per il Cavaliere, una ulteriore impunità, con Berlusconi al Quirinale con uno scudo protettivo di 7 anni rendendosi disponibili ad un governo di unità nazionale.
L’emendamento è stata ritirato, ma la disponibilità è arrivata al destinatario.

Buono l’articolo di Padellaro sul “Fatto” di oggi 7 luglio: no con questi non si tratta.
Migliore ancora il ricordo di Travaglio a proposito della discesa in campo di B. nel 94 con tutte quelle sceneggiate populiste, mentre in privato confidava a Biagi e a Montanelli la semplice verità: “se non entro in politica finisco in galera e fallisco per debiti”.
Minzolini, appresa l’esistenza di questa frase del suo padrone, certamente la farà conoscere al popolo del TG1, questa sera stessa.
Paolo De Gregorio


su http://www.comedonchisciotte.org/site/index.php

0 commenti

Il ritorno dei criceti mutanti

Bersani ha detto "sul ddl intercettazioni faremo opposizione con tutte le nostre forze!"

confortante ......

peccato che questo piddì non ha mai dimostrato di essere più capace di un criceto con la tubercolosi ....

pessimismo e fastidio!

p.s. peccato che sia finito lo show di Crozza su La7, la sua imitazione di Bersani era troppo spassosa. Torna presto Crozza, sei un grande!

0 commenti

La palude paga

di subecumene

La palude paga. Riassumerei così un interessante discorsetto fatto da Massimo D’Alema ieri sera a Otto e Mezzo, durante l’intervista con Stefano Folli e Lili Gruber. Osservando un fatto evidente ma che a me era sfuggito, l’ex presidente del consiglio ha detto che nella Seconda Repubblica chi governa perde le elezioni. E in effetti se la Prima Repubblica era stata caratterizzata dall’inamovibilità al potere della DC, ora nel succedersi delle legislature sembra che viga piuttosto un principio di alternanza.


Si tratta di un prezioso contributo alla comprensione della psicologia dei vertici DS. E’ abbastanza inutile analizzare l’operato di Bersani per capire se è il leader di cui ha bisogno il centrosinistra in questo momento. Avendo accettato di essere al vertice di un partito nomenklatura — e provenendo egli stesso da quella nomenklatura — i suoi comportamenti sono condizionati da quei gruppetti di potere verso cui lui, semmai, dovrebbe comportarsi come Ivan il Terribile con i Boiardi. Finora non si è visto niente del genere.

Adesso possiamo aggiungere al quadro il prezioso contributo di D’Alema che ci invita a immaginarci il gruppo dirigente DS placidamente convinto che il miglior modo di battere Berlusconi è non far nulla, e sedersi sulla riva del fiume aspettando il cadavere del loro nemico. La legge dell’alternanza della Seconda Repubblica sta preparando a tutti loro portafogli ministeriali che si renderanno immediatamente disponibili appena il governo Berlusconi sarà logorato al punto giusto. Intanto perché agitare le acque della comoda e confortevole palude?

Se il povero Bersani volesse ridare un po’ di vitalità all’opposizione parlamentare rischierebbe di disturbare questi grossi iguana che stanno prendendo il sole prima del pasto.

dal sito http://subecumene.wordpress.com/

0 commenti

Grande concorso! Bersani cerca dieci parole per il cambiamento. Aiutiamolo!

di Alessandro Robecchi

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha presentato ieri il progetto Italia 2011, arrendendosi al fatto che l’Italia 2010 ce la becchiamo così com’è. Toccante e convincente il suo discorso: "Bisogna trovare dieci parole per il cambiamento". Questo piccolo sito, certo di fare cosa grata alle moltitudini disperse del Pd, ci tiene a fare bella figura e accetta la sfida. Presto! Troviamo dieci parole per il grande progetto del Pd. Per esempio: "Veltroni e D’Alema potrebbero andare in Africa tutti e due", sono esattamente dieci parole. Oppure: "Troviamo tutti insieme una bella torre e buttiamo giù Latorre", sono altre dieci parole. Oppure: "Con questi dirigenti non vinceremo mai, come disse Nanni Moretti", e sono altre dieci parole. O ancora: "E’ candidando Marianna Madia che tutti i voti volano via", e sono dieci parole anche queste. Coraggio, quando il grande partito chiama non possiamo certo sottrarci. Aiutiamo chi sta peggio di noi! Aiutiamo il compagno Bersani a trovare dieci parole per il cambiamento. Per esempio queste: "Ma possibile che nel 2010 abbiamo ancora un segretario dalemiano?". Sono dieci, visto? Non è difficile. O ancora: "Chiediamoci chi siamo: siamo proprio quelli che non volevano Vendola!". E sono dieci pure queste! Coraggio, ragazzi! Al lavoro, alla lotta! Il partito ha bisogno di voi in questa fase di transizione che dura ormai dai tempi di Berlinguer…
Nella foto (Ansa-Togliatti), un’immagine del segretario insonne, mentre cerca dieci parole (clicca sull’immagine per ingrandire)

dal sito  http://www.alessandrorobecchi.it/