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"Scusandoci per il disagio"

Nevica, e 700 treni vengono cancellati. 700 in un giorno, non in un anno. Si potrebbe anche sopportare.

Nevica, e Moretti dice, riuscendo a rimanere serio: “Chi sale su un Intercity dovrebbe portarsi almeno un paio di panini, dell’acqua e un maglione in più”. Già, che problema c’è? È logico. Se prevedi – e la probabilità è altissima – di passare 12 ore in aperta campagna di notte con -10° su un treno bloccato senza riscaldamento e senza minibar, il minimo che una persona previdente possa fare è effettivamente portarsi da casa un po’ di generi di prima necessità: magari anche una stufetta (a legna, perché la corrente non c’è), delle coperte, una scatola di aspirine, cose del genere.

Ma anche questo – forse – si potrebbe sopportare.

Ciò che non si può assolutamente sopportare è...

l’annuncio che Trenitalia ha ideato, immaginando di fare cosa gentile, per casi di questo genere e che noi passeggeri ci sentiamo ripetere invariabilmente a ogni viaggio, qualunque cosa stia accadendo: “Il treno Intercity Notte 799 da Torino Porta Nuova a Roma Termini viaggia con 740 minuti di ritardo. Ci scusiamo per il disagio”.

Il disagio? DISAGIO??? Hai detto “d-i-s-a-g-i-o”???

12 ore e 10 minuti di ritardo sarebbero un “disagio”? Meno di un foruncolo sul naso, più o meno come una scarpa slacciata, quasi meno di dieci centesimi che ti cadono in un tombino?

“Disagio” si può dire per un ritardo di 8 minuti. Disagio è il bar che ha finito i tovagliolini. Disagio è quando una vibrazione eccessiva fa scivolare il libro che stai leggendo addosso al tuo vicino senza provocare danni seri se non appunto un po’ di disagio.

Una notte al gelo – in campagna o alla Stazione Termini – ma anche semplicemente 60 minuti di ritardo su una percorrenza di 120, un Eurostar con un solo bagno funzionante per tutte le carrozze di prima e di seconda classe (la regola), tutto questo non è un “disagio”. Si tratta di piccole catastrofi quotidiane, di microtragedie, di disservizi intollerabili e danni molto seri: alla vita, al lavoro, all’equilibrio psico-fisico delle persone.

Ingegner Moretti, dia retta. Visto che ai problemi seri pare non riesca a porre rimedio, a questo – che non è meno serio ma certo del tutto alla sua portata – provveda. Subito. Faccia cambiare quell’annuncio. E infligga una bella multa al sadico o allo spiritosone che l’ha concepito. Subito. Non costa nulla. Non migliorerà nulla. Ma, lasciandoci il danno, ci toglierà almeno la beffa. In parole più chiare: ci levi questa colossale presa per il culo.

E, naturalmente, ci scusi per il disagio.

Scritto da Piergiorgio Paterlini / Mariavittoria Orsolato

http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/italia/1591-qscusandoci-per-il-disagioq.html

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Cavalli 10, uomini 40

Tradotte ferroviarie, si chiamavano, e recavano un cartello con su scritto "Cavalli 10, uomini 40". Almeno così mi raccontava mia nonna. Trasporto di massa, ovvero un parallelepipedo di ferro dove stipare indifferentemente uomini o cavalli alla bisogna. Chissà che profumo.
Sentendo le ultime notizie dal fronte ferroviario italiano mi sono venute in mente le tradotte. Quando l'Amministratore Delegato delle nostre fighissime ferrovie, che vantano frecce rosse, alte velocità e ci fanno pagare "il servizio", chiede a reti unificate ai cittadini di portarsi in viaggio panini, acqua e coperte neanche stessero partendo per la campagna di Russia, ebbene viene spontaneo ricordare i cavalli 10, uomini 40.
La TV spaccia per trionfo sulla perfida Albione e il vile cugino d'oltralpe (il linguaggio è consono all'occasione) il fatto che gli autarchici treni non siano stati sospesi, contrariamente a quanto accade allo straniero le cui stazioni giacciono sepolte. Sarà pur vero che i treni partono, ma ahinoi certo non arrivano in orario come da copione: non sbandiererei insomma come vittoria sul Don il fatto che portino ritardi di sei ore.
Tutto ciò accade appena pochi giorni dopo la più vergognosa rapina al treno degli ultimi anni: il cambio di orario del 14 dicembre, con decine di partenze soppresse e un ignobile 20% di aumento del biglietto a fronte di un caos mai visto. Prima della neve, precisiamo.
Con chi me la prendo oggi? Con Mario Moretti? Pover'uomo, fa il suo dovere di prenditore, cosa potrei mai aspettarmi da un uomo con un nome che parla da sé? No. E' con gli italiani che me la prendo. In Grecia sarebbero già alla presa delle stazioni, in Francia una roba simile durerebbe una settimana e poi tutti farebbero precipitosamente marcia indietro, di fronte ai cittadini inferociti. Invece l'italico, che si crede tanto furbo, cosa fa? La lagna. Si lamenta, leva alti lai, brontola, borbotta, e poi come al solito subisce in silenzio.
Quello che è accaduto alle ferrovie negli ultimi dieci giorni passerà alla storia, ve lo dico io. Una roba come Parmalat, come il Ponte sullo Stretto, come la svendita di Alitalia, una roba da scendere in strada finché non rimettono tutto come prima.
Invece, l'astuto italiano che non si fa fregare si avvia sommessamente alla stazione, con la gavetta e lo scaldino. Sul suo vagone, troverà scritto "cavalli 10, pecore 40".
di Debora Billi