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La censura berlusconiana si abbatte anche sul Festival di Sanremo

“Le leggi io le frego, non credo più allo Stato, Governo e opposizione, una banda in coalizione. Veline in Parlamento. Il popolo è contento. A casa manca un vano, fortuna c’è il condono. Il debito che sale. La droga che fa male. Il fumo che ti uccide, il monopolio ride. La scuola l’abbandono, le tette come dono, e senza un parrucchiere, lo sai potrei morire. Tanto paga papi!”.

Questo, il pungente testo della canzone della giovane provocatrice Janet de Nardis censurata dal Festival di Sanremo. Sembrerebbe una notiziola senza alcuna importanza, ma invito tutti a rifletterci meglio. Immaginate questo motivetto che si insinua nella testa dei telespettatori, che suona e risuona nel cervelletto di milioni di italiani amanti delle TV. La verità è che il Re non vuole essere colpito in quello che è allo stesso tempo il suo punto di forza e di debolezza: l’effimera immagine mediatica.
“Sembra che il problema sia l’uso del nomignolo Papi, anche se si tratta solo di un’ironia, di una satira politica che non discrimina nessuno”, afferma la cantante nella sua pagina web dove si può ascoltare la canzone. “La parola è diventata un tabú, ma Tanto paga Papi l’ho scritta vedendo la televisione e usando gli stessi argomenti, gli stessi luoghi comuni, gli stessi annunci pubblicitari che troviamo sui giornali o in televisione”. (www.janetdenardis.it)
A rinforzare l’idea che questo motivetto non “s’addà sentì” è che non ne parla NESSUN giornale italiano, Repubblica compresa. Come spesso accade, ho dovuto apprendere la notizia da giornali esteri, in questo caso El Pais. La censura su una canzone, paradossalmente, può portare al risultato opposto a quello desiderato. La gente, spinta dalla curiosità, potrebbe fare del testo il nuovo tormentone all’italiana… ma il Re questo non lo vuole. Cali il silenzio.
PS: la canzone si può ascoltare QUI

Fonte: http://www.byteliberi.com

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