Giochi pericolosi
La settimana passata ha lanciato segnali inquietanti: i corsari si sono scatenati. Una partita a scacchi globale si è aperta ed il fronte unito che ha gestito la temporanea normalizzazione dei mercati finanziari si è sciolto come neve al sole. In un articolo della scorsa settimana, con un paragone con il dilemma del prigioniero nella teoria dei giochi, ho discusso sulla necessità di preservare la cooperazione per consentire di gestire al meglio la crisi sistemica. I segnali di uno scioglimento delle righe in cui ognuno dei contendenti cercava di salvare il salvabile perseguendo l’utile individuale c’erano già tutti ed ora sembrano amplificati.
Nei mesi passati i corsari attaccavano l’Euro indirettamente mediante incursioni nelle valute dell’Est Europa; tutto ciò con il tacito assenso di Bernanke affinché avessero successo le aste dei TBills. In qualche modo l’azione dei pirati delle valute era necessaria per mantenere un equilibrio tra mercati azionari e mercati finanziari consentendo nel frattempo una tranquilla vendita dei Titoli USA. Ma ciò che è accaduto la settimana scorsa rivela che si è andato ben oltre: le incursioni sono avvenute all’interno dell’Euro, gangli vitali sono stati bombardati. I corsari, fiutando l’incrinatura del fronte compatto prima esistente, come locuste hanno saccheggiato Atene, Lisbona e Madrid. I lupi famelici, ormai liberati dalle catene, hanno inseguito liberamente le indifese prede. Probabilmente si è semplicemente trattato di una scossa di assestamento e lo strano recupero (naturalmente nell’ultima ora) di Venerdi’ sera di Wall Street onde proteggere la soglia psicologica dei 10000 punti evidenzia come la FED non abbia ancora perso il controllo.
Ma si presti attenzione: l’equilibrio è sempre più difficile da mantenere allorché gli speculatori fiutino l’odore della debolezza; ormai gli squali hanno sentito l’odore del sangue ed è difficile fermarli.
L’apparente e fragile stabilizzazione creatosi si regge sulla fiducia, collante evanescente che, in quanto tale, è più psicologico che reale. Il recupero dei mercati finanziari da marzo del 2009, per quanto temporaneo e teleguidato, ha determinato la sensazione che la crisi economica stesse per terminare, che il freddo fosse conseguenza di una tempesta di neve passeggera e non effetto di un’era glaciale. In altre parole, presso l’opinione pubblica si è contrabbandata la crisi sistemica per una, seppur grave, normale crisi di crescita.
Uno scontro prolungato tra gli attori protagonisti del sistema finanziario, con associate fluttuazioni repentine, rischia di determinare lo scioglimento del collante. Affermazioni sensazionalistiche del tipo:”oggi la borsa ha bruciato 200 miliardi di euro”, seppur scientificamente insulse e frutto di una ignoranza abissale, creano un senso di inquietudine e forti interrogativi in chi non ha dimestichezza con i mercati finanziari (mia nonna, tra l’altro strenua sostenitrice del sistema geocentrico e preoccupata per la mia salute a causa dei virus che imperversano nei computer, mi ha candidamente chiesto il perché, invece di bruciarli, non li distribuissero tra i poveri pensionati).
dal sito www.economiaincrisi.blogspot.com

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