Dal governo solo menzogne atomiche
La scelta è ardua, prevale l'incompetenza o la malafede nell'esecutivo?
di Gianni Mattioli e Massimo Scalia
Quando Berlusconi annunciò trionfante che, avrebbe proceduto alla modernizzazione dell'Italia con il rilancio del nucleare, rimanemmo scettici. E non perché, per qualunquismo italico, pensavamo all'impotenza del sistema Paese, ma perché avevamo sotto gli occhi i rapporti delle agenzie del mondo, che certificavano il continuo ridimensionamento del contributo, già oggi ben modesto (meno del 6%), dell'energia nucleare al fabbisogno energetico. Pesavano i problemi irrisolti: disponibilità dell'uranio 235, rilasci di radiazioni in condizioni di routine, sicurezza, scorie, proliferazione militare e, soprattutto, costo del kWh. E sapevamo, come sa chiunque si occupi di energia, che, per affrontare decisamente questi problemi, gli Stati Uniti, dopo che dal 1978 (ben prima di Chernobyl!) non era più partito dalle società elettriche nessun nuovo ordine di reattori, avevano varato il programma di ricerca «IV Generazione». E sapevamo che, di fronte ai difficili problemi di ricerca implicati, le possibilità di soluzione si profilano ormai verso il 2040.
Pensavamo dunque che qualche esperto avrebbe fatto presente a Berlusconi che la commedia non aveva copione. Sempre che, intorno al capo, ci fosse qualche competenza, con l'orgoglio di servire la verità scientifica. Nel corso dell'ultimo anno, poi, la situazione è, se possibile, peggiorata, sul fronte dei fabbricanti di impianti (di terza generazione)con i quali il governo ha stilato accordi: quanto all'EPR-Areva francese, sono le agenzie per la sicurezza di Francia, Finlandia e Gran Bretagna a giudicare inadeguato il soft-ware per la gestione della sicurezza e quanto al AP-1000 Westinghouse è l'ente per la sicurezza nucleare USA (NRC) a giudicare inadeguata la protezione dell'impianto a fronte di eventi meteorologici gravi e di eventi sismici.
Ma sbagliavamo. Prima la legge di luglio scorso, ora questo decreto. Berlusconi mostra di averlo il copione e poiché non mutano i dati sul settore nucleare, che si raccolgono dalle fonti tecnico-scientifiche internazionali, è inevitabile porsi l'interrogativo su che cosa sia alla base di questa scelta: insufficiente informazione scientifica? Malafede?
Scaiola dichiara che «i nuovi impianti saranno tenuti a rispettare i più elevati criteri di sicurezza relativi alla tutela della salute della popolazione» e «tale assoluto rispetto sarà sottoposto a rigorosa valutazione». È una menzogna, dal momento che, come abbiamo visto, non si tratta di impianti che risolvano i problemi già detti e, per essi come per i reattori provati, vale la valutazione grave di «effetti somatici (tumori,leucemie) e genetici» effettuata dalla Commissione internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti (ICRP) per i lavortatori e per le popolazioni.
«Il decreto prevede un massiccio coinvolgimento delle Regioni interessate». Un'altra menzogna. 11 regioni hanno già adito la Corte Costituzionale per difendere il loro ruolo e alle regioni che hanno scritto norme che rifiutano impianti nucleari non concordati, il Governo ha già risposto impugnando queste norme dinanzi alla Corte.
Forse Berlusconi voleva recitare il copione sino in fondo e, estorti un po' di soldi allo Stato per le imprese amiche, accollare ai soliti comunisti l'aver bloccato la modernizzazione. Ma i burattinai dell'atomo pressano il Governo per davvero. Motivo di più perché questa rete disgustosa di menzogne sia bloccata: al di là del merito, per fermare la deriva del Paese e, nel merito, per costruire l'altra prospettiva, quella europea del sole e del vento.
da www.ilmanifesto.it

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