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Banchieri e politici uniti per il dopo Berlusconi

Se Dio vuole l'era Berlusconi è giunta alla frutta, ma se lo scenario politico per il post Silvio è quello ipotizzato dall'articolo, sinceramente mi vengono i brividi.....

Con una curiosa tempistica coincidenza, il giorno in cui la Consulta ha bocciato il Lodo Alfano, in quanto incostituzionale, offrendo ai tribunali l’opportunità di riportare Silvio Berlusconi in aula come imputato, Luca di Montezemolo, già figlioccio dell’Avvocato, ha presentato la sua fondazione ItaliaFutura. Il nostro è un Paese che l’uomo immagine Fiat vagheggia senza Berlusconi tra i piedi e con lui ovviamente al ponte di comando in quel di Palazzo Chigi. Anche se l’interessato, Montezemolo, continua a gridare ai quattro venti di non nutrire ambizioni politiche. E di conseguenza, una volta uscito dalla Fiat, di voler limitarsi a fare l’imprenditore, unitamente a Della Valle, con la sua Ntv nel settore dei treni ad alta velocità, su linee costruite dallo Stato, e per una clientela bene che in tal modo si illuderà di essere a bordo di una Ferrari.
A festeggiare i due eventi simultanei (a quello di Luca si offrivano gadget della banca svizzera UBS, di cui è dirigente Sergio Marchionne, capo operativo della Fiat) in mezzo ai soliti fichetti di un decaduto generone romano, studenti universitari sfaccendati e fanciulle un po’ sfiorite, svettavano diversi industriali indecisi se seguire il nuovo corso “politico” che Montezemolo pretenderebbe di incarnare al posto del Cavaliere. Ma soprattutto c’erano uomini politici e persone collegate. Come Enrico Letta del PD, Barbara Palombelli per lavoro e in rappresentanza di Francesco Rutelli, Gianfranco Fini in rappresentanza di quei pochi che ancora gli attribuiscono un futuro politico. Per il settore bancario c’era Luigi Abete (BNP-BNL) ma mancava Corrado Passera di Intesa-San Paolo dalla quale la Exor degli Agnelli-Elkann starebbe per comprare la Fideuram e concentrarsi sulla finanza con tanti saluti all’auto che è troppo impegnativa finanziariamente per loro.
Il discorso di Montezemolo si è comunque contraddistinto per il già detto e il già sentito. Lontani i tempi della presidenza di Viale dell’Astronomia quando chiedeva al governo aiuti e prebende varie e allo stesso tempo ragionava sui massimi sistemi italiani ed internazionali. Ora è abbastanza sconfortante e deludente sentirlo dire che “deve ripartire l’ascensore sociale”, affermazione che qualsiasi sindacalista non potrebbe che condividere.
Seguita da quell’altra, nello stile del signore di Lapalisse, che c’è bisogno di esecutivi in grado di operare in un periodo di cinque anni perché le imprese possano impostare i propri piani di sviluppo. Come se il governo in carica non avesse i numeri per durare tutta la legislatura, giudici permettendo. Nessun complotto in corso, vogliamo offrire solo suggerimenti, ha assicurato nonostante qualcuno possa interpretare tale frase come un excusatio non petita, e non c’è bisogno di un nuovo partito. No quindi teoricamente a quel Grande Centro a cui guarda con appetito Pierferdinando Casini, che in sala non c’era e la cui presenza sarebbe stata eccessiva, suggerendo che il trio Fini-Rutelli-Casini unitamente allo stesso Montezemolo stiano invece proprio brigando per una struttura del genere che gestica il dopo Berlusconi. Un approdo che la finanza italiana e quella anglosassone vedrebbero con favore anche per togliersi dalle balle un Cavaliere che ha fatto un punto di forza del suo rapporto con Putin e di quello dell’Eni con la Gazprom. Fatti che danno fastidio alla Casa Bianca e ai petrolieri americani ed anglo-olandesi, per i nuovi equilibri geopolitici che essi implicano in funzione continentale e non più atlantica. E’ appena il caso di ricordare che Casini si è recentemente pronunciato per mettere sul mercato, cioè vendere, la quota residua del 30% dell’Eni posseduta dal Tesoro e che permette al governo di nominarne i vertici. La ragione adotta da Casini è quella di fare cassa e migliorare i conti pubblici, ma a nessuno sfugge come in tal modo verrebbe messo in crisi il ruolo e il peso del nostro Paese sullo scenario internazionale attraverso l’Eni che finirebbe in mano alle compagnie petrolifere anglo-americane. Con tanti saluti al compianto, almeno da noi, Enrico Mattei.

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