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Povero Feltri, anche il figlio lo smentisce sul terremoto

Dario Ferri - giornalettismo.com


Mattia, primogenito di Vittorio, sulla Stampa prende in giro Berlusconi a proposito dell’apparato mediatico scatenato in occasione della kermesse abruzzese. Mentre il Corriere gli brucia lo sgùb su Fini.

Da un paio di giorni l’house organ della famiglia Berlusconi, affidato al direttore che combatte a mani nude il comunismo con la sola imposizione della pressa di stampa, continua a titolare in maniera sempre più baldanzosa sull’argomento terremoto: “Missione compiuta”, scrive oggi a caratteri cubitali il Giornale famiglio, come se davvero ci trovassimo in un film di Tom Cruise. E la cronaca della giornata di inaugurazioni all’Aquila sembra davvero presa dalla stampa della Corea del Nord.

TALIS PATER, NON TALIS FILIUS - Sarà saltato dalla sedia, quindi, il buon Vittorio, quando ha letto stamattina un pezzo sulla Stampa a firma Mattia Feltri. Uno dei due figli (l’altro è Ariel) del direttore guerriero non è stato per nulla tenero con il presidente del Consiglio. “Il farfallone amoroso gode del suo giorno dell’orgoglio e si riabilita – sempre che ne avesse bisogno – vestendosi e rivestendosi come Leopoldo Fregoli. Occhi lucidi e respiro lungo: tutti felici”, attacca ironicamente Mattia, che con la citazione dalle Nozze di Figaro dà il là a un articolo mozartiano nella sua ironica perfezione. “La concorrenza, si sa, non c’è: motivi tecnici. Ballarò spostato a domani, Matrix alla prossima settimana, sono questioni di palinsesto e, dicono da Mediaset, di difficoltà organizzative; la Champions, dove Pippo Inzaghi collabora alla restituzione della grandeur, è confinata in pay e tutto il mondo televisivo – disinteressato agli ultimi giorni di Adolf Hitler su RaiTre – può assistere al trionfo del presidente del fare”.

IL PRESIDENTE NON CONTA NIENTE - Ma non è mica finita qui. Indomito, e soprattutto ignaro delle possibile reprimende di papà, Mattia continua: “il presidente giardiniere illustra le qualità terapeutiche del fieno steso sul manto erboso; il presidente ingegnere dettaglia sulle costruzioni antisismiche, le doppie piastre, gli «assorbitori di potenza»; puntando gli indici, il presidente architetto deraglia nella plastificazione poiché il quartiere Bazzano, ricostruito a cinque chilometri dall’Aquila, è stato edificato di modo che le case sembrino di epoche diverse, e non «artefatte», e di conseguenza artefatte sono; il presidente designer guida la visita dentro alle case di legno che saranno consegnate con gli armadi – «anche con gli attacca-abiti» – e apre i frigoriferi delucidando sui requisti dell’ultimo modello; il presidente anglofono dice: «People first»; il presidente pater familias ha una pacca per tutti”. Più che un quotidiano nazionale, sembra uno di quei blog arrabbiatissimi contro il PresDelCons a parlare.Sia nella cronaca della giornatona passata in Abruzzo che nella recensione di Porta a Porta, Mattia ci va giù duro. E papà, magari, mastica amaro.

FINE DEI GIOCHI? - “E’ l’occasione buona per regolare i conti, da presidente pompiere, e per il resto rimangono negli occhi le casette di legno che casette non sono, dice Berlusconi, semmai ville dove a tutti noi piacerebbe abitare. Anche a lui, sembra, al farfallone amoroso che si autodichiara dittatore, scherzando, il narcisetto, ora che non più andrà notte e giorno d’intorno girando delle belle turbando il riposo”, chiude Feltri junior. E chi legge, scorrendo di nuovo in alto per ritrovare quel cognome nella firma dell’articolo, non può che rimanere ancora più sorpreso. Povero Vittorio: già il Corriere gli ha rovinato lo sgùb su Daniela Fini e Proietti Cosimi, con l’articolo della Sarzanini, e quindi le polveri con cui voleva sparare sono definitivamente bagnate; e ora anche il figlio gli si rivolta contro. Aveva pronto un bel dossier sulla sanità laziale e sull’ex moglie del presidente della Camera, e un altro sulle frequentazioni scoperecce di un suo portavoce a far da contraltare alle mirabilie abruzzesi. E ora si trova senza più nulla in mano. Può dire solo: “Tu quoque, fili mi”?

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Crolla o non crolla?

di Felice Capretta - informazionescorretta



Proprio oggi, nell’anniversario della caduta degli dei, mentre ricordiamo la fine di Lehman Brothers, vogliamo proporvi qualche riflessione sul tema caldo degli ultimi tempi: crolla o non crolla? Non lo troverete sui giornali ne' in televisione, probabilmente troppo occupata con Miss Italia.
(Ehi guarda, una capretta con la corona e lo scettro)
Bene. Su queste colonne, soprattutto nei commenti, gli affezionati lettori si sono storicamente divisi in due gruppi:

- I “continuatori”, cioè quelli che il rischio sistemico è ormai scongiurato, il LEAP ed i suoi GEAB avevano torto, capretta ha citato e tradotto delle boiate, e Felice e gli affezionati lettori sono tutti un po’ come testimoni di geova che predicevano la fine del mondo nel 1973. La mostruosa somministrazione di liquidità ha avuto successo e con gli anni sarà riassorbita. Le crisi vanno e vengono, questa è arrivata e forse già nel 2010 andrà via. Altre ne arriveranno.

- I “rinnovatori”: quelli che il rischio sistemico è ancora lì che pende sull’intero pianeta, con gli USA e l’economia mondiale praticamente zombificati a causa della mostruosa somministrazione di liquidità proprio in punto di morte. Restano comunque lì, a un passo dal baratro. La ripresa è stata solo effetto della speculazione sui mercati, sostanzialmente artificiale. Verrà il momento della resa dei conti con un drastico ridimensionamento o con fine del sistema economico nel suo complesso. Tra questi, i più estremisti fortificano il loro borgo e si attrezzano per l’autosufficienza :-) Gli affezionatissimi non avranno certo mancato di notare che la nostra posizione, a livello di opinione personale, pende a favore dei rinnovatori.
I fatti fino ad oggi
Dall’anno scorso, fino a giugno di quest'anno circa, tutti gli indicatori econonici puntavano in quella direzione. A saper percepire i segnali giusti, era da molti anni che gli indicatori puntavano in quella direzione. E a guardare nel lunghissimo periodo, alcuni hanno individuato una possibile tendenza millenaria che puntava in quella direzione. In quella direzione, comunque, c’era un grande cartello con un grosso calendario, con una grande X rossa sopra una data: la fine dell’estate 2009. Ora ci siamo. Quasi. Per il momento pero’ sembra che qualcosa si sia inceppato.
1. La fine dell’estate è vicina e per il momento non sembrano esserci segnali evidenti di default degli USA o altri scenari economicamente apocalittici.
2. La borsa quest’estate ha tirato parecchio, alcuni indici hanno registrato +55% da marzo ad agosto.
3. Ciononostante, la disoccupazione in Spagna rasenta il 20% e negli USA sfiora il 10%.
Amiamo parlare dei fatti, come sapete. Dei tre fatti citati sopra, senza scomodare pil, inflazione, deflazione e altri indicatori economici che forse non sono più molto fedeli, due sembrano dimostrare una certa inversione di tendenza, o quantomento un certo rallentamento della caduta verticale. Questo ha fatto cantare vittoria ai Continuatori e sta procurando non pochi grattacapi ai Rinnovatori. Molti Rinnovatori, sottoscritto caprino compreso, iniziano a chiedersi se forse non si sono sbagliati, e se le misure estreme di politica economica in realtà siano servite a qualcosa. Se non altro, forse sono servite a rimandare in là di qualche anno, o di qualche decennio, o forse per sempre, il botto finale.
(alcuni affezionati lettori Continuatori staranno sicuramente provando piacere fisico nel leggere queste righe)
Perchè non scoppierà
L’altro giorno parlavamo con un amico esperto di economia, finanza e trading. Convinto Rinnovatore, ha iniziato a chiedersi se, forse, questo sistema drogato di debito in realtà forse poteva riuscire a tenere. Ci esponeva questo possibile scenario, che vale la pena prendere in considerazione: gli USA ed il mondo occidentale hanno superato il grande shock di liquidità dell’anno scorso creando tonnellate di debito che hanno generato migliaia di tonnellate di valuta. Gli USA in primis dovranno prima o poi ripagare questo debito astronomico, e non è una operazione che possono fare ai prezzi correnti, come ammise Barack Obama a suo tempo. Come uscirne?
Fare default è molto rischioso, perchè i paesi creditori, Cina in primis, lo prenderebbero come un atto ostile, oltre a trovarsi con le tasche improvvisamente mezze vuote (si veda “la grande fuga della cina dal dollaro”). Equivale militarmente all’opzione nucleare.
Ugualmente, iperinflazionare è estremamente rischioso per gli stessi motivi di cui sopra, solo che l’iperinflazione sarebbe un processo più lento del default e non improvviso. Equivale ad una guerra condotta con armi convenzionali.
La persona in questione suggeriva invece un tasso di inflazione negli USA consistente, ma non iperinflattivo, diciamo un 8-10%, fino anche al 15%-18% annuo, cifre che abbiamo visto anche in Italia negli anni '80. Tutto sommato non si stava male, salvo dover spendere cifre consistenti per i beni importati dall’estero e vedersi bruciare i risparmi ed erodere il potere di acquisto. Ma niente di paragonabile ad una Grande Depressione. Secondo questa terza opzione, gli USA riuscirebbero a dilavare il debito nell’inflazione nel corso di molti anni. In quegli stessi anni, il dollaro perderebbe valore su tutte le altre monete. I paesi creditori, Cina in primis, pagherebbero rate annuali piuttosto alte. Quest'ultima soluzione proposta equivale alla guerriglia. Quale merce di scambio potrebbe soddisfare almeno in parte i paesi creditori da una tale perdita? Semplice: una nuova valuta di riserva internazionale, in sostituzione del dollaro, in cui le loro valute hanno un peso consistente rispetto al dollaro. Il FMI ha già aperto la strada con emissioni di bond in SDR, così come i paesi del BRIC hanno espresso la loro volontà di creare una nuova valuta di riserva mondiale che rispecchi il peso delle loro valute a scapito del dollaro. Ricordiamo che il paese che emette la valuta di riserva mondiale è il paese che domina l’economia mondiale (si veda questo nostro post a partire dal titolo “Il Gioco”). Dunque il dollaro perderebbe la sua posizione di valuta di riserva internazionale, in favore di una nuova valuta mondiale come gli SDR del FMI, espressa come paniere di valute in cui assumerebbero sempre maggior valore le valute dei paesi creditori degli USA, Cina con il suo Yuan in primis. Nel lungo periodo, l’economia americana andrà a ridimensionarsi, in favore delle nuove economie del Bric che domineranno la scena mondiale fino alla prossima Grande Crisi, e così via.
Perchè forse non crollerà
L’analisi è un sentiero possibile. Ma non è il solo. Perchè a livello macroeconomico l’analisi è corretta, ma ci sono implicazioni geopolitiche di massima rilevanza. Gli Stati Uniti hanno già dimostrato di non voler perdere il loro ruolo come Dominatore del Gioco e di conseguenza non vogliono che il Dollaro perda il suo ruolo come valuta di riserva internazionale. Inoltre non è ben chiaro, nè è certo, che quel ritmo di inflazione sia sostenibile. A quei tassi di inflazione, e se il dollaro sarà sostituito da una valuta di riserva internazionale, il petrolio potrebbe costare molti, troppi dollari. Washington potrebbe avere seri problemi a procurarsi il petrolio su cui ancora si fonda la sua società. Potrebbe a quel punto emettere altro debito e stampare altri dollari, ma a quel punto la strada dell’iperinflazione è segnata, il che ci riporta agli scenari peggiori. Senza contare che una inflazione alta può essere sostenuta da tassi bassi, ma i tassi americani sono già praticamente a zero. La Fed seguirà le orme dela banca centrale svedese nel territorio inesplorato dei tassi negativi?
Perchè, nonostante tutto, comunque crollerà
In ogni caso, per quanto le banche centrali siano riuscite a tamponare l’emergenza, le cifre messe in gioco sono talmente enormi che devono necessariamente provocare uno squilibrio. Così, la mostruosa quantità di liquido immesso nel sistema non è facilmente controllabile nei suoi effetti sull’economia. E’ come guidare a 200 km/h su una piccola auto turbo, su una strada strettissima ma dritta, con a destra la montagna e a sinistra lo strapiombo sul mare. Le forze in gioco sono così grandi che basta un minimo imprevisto per provocare la carambola. O, se preferite il cielo e le stelle, è come fare un viaggio sullo Space Shuttle e tornare: le possibilità di rientrare alla base solo feriti sono minime, data l’entità delle forze in gioco. Riteniamo personalmente che alla guida dell’auto ci sia un branco di pazzi sconsiderati, che non ha a cuore il benessere del paese e della popolazione o delle imprese, ma esclusivamente prende del decisioni sulla base degli scopi che gli vengono dettati dai gruppi di potere via via al comando. Il tutto, possibilmente senza perdere il posto di lavoro nè trovarsi la rivoluzione sotto casa. Personalmente non mi sentirei molto sicuro come passeggero. A nostro avviso, le contromisure messe in atto per “salvare” l’economia hanno avuto l’unico effetto di rimandare un po’ più in là il tracollo del sistema.
Perchè...
Prima o poi gli “stimoli” finiranno perchè non sono sostenibili.
Non si spegne un rogo di dollari con altri dollari.
Non si usano le stesse leve che hanno portato a un passo dall’apocalisse per fare passi indietro.
Le grandi banche americane sono tecnicamente insolventi ma sono state per ora salvate, mentre le piccole banche e le aziende “reali” continuano a fallire.
Tra i mille altri motivi, troppo lunghi per un post, ricordiamo soprattutto che sono molte le crisi tutte convergenti che non sono solo economiche, ma anche ambientali, sociali, culturali. E vanno tutte nella stessa direzione. Non sappiamo come sarà il futuro. Possiamo solo formulare delle opinioni personali. Per ora il sistema ha tenuto ed il crollo verticale, ad un anno di distanza, è stato evitato o più probabilmente rimandato. Sarà un botto improvviso o sarà una lunga discesa, con o senza frenate, non è rilevante. Probabilmente quella passata sarà davvero ricordata come l'ultima estate di prosperità, o la penultima, non cambia molto. Perchè a nostro avviso sono i fondamentali dell’economia e della società ad averci portati a questo punto, e non possono essere cambiati con una grossa stampata di dollari. Nei prossimi giorni vedremo cosa ci racconta il LEAP. Dibattito aperto tra i commenti.
Saluti felici
Felice Capretta

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Red carpet sui cadaveri

Marco Travaglio - http://antefatto.ilcannocchiale.it/

Il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto negli ultimi 150 anni va ripetendo in giro che la consegna di 47 chalet a 200 dei trentamila sfollati per il terremoto d’Abruzzo dopo appena 162 giorni rappresenta “il cantiere più grande del mondo”, nonché l’opera di ricostruzione più rapida e imponente della storia dell’umanità. Anche meglio della muraglia cinese e della piramide di Cheope. Non parliamo poi della bonifica delle paludi pontine e della battaglia del grano, che gli fanno un baffo.

A tenergli bordone c’è l’eccellentissimo Guido Bertolaso, il gran ciambellano della Protezione Civile nonché “uomo della Provvidenza” che tutto il mondo ci invidia perché senza di lui non sapremmo proprio come fare: anche lui si loda e si imbroda a proposito della ricostruzione più rapida e imponente eccetera. La stampa al seguito registra e rilancia. Peccato che non sia più in vita Indro Montanelli, che dopo il terribile sisma del 1980 in Campania e Basilicata, raccolse tra i lettori del suo Giornale (quello vero, non la tetra parodia oggi in edicola) un bel po’ di quattrini e consegnò ai terremotati di Castelnuovo di Conza un intero villaggio di nuove case, il “Villaggio Il Giornale”, inaugurato insieme all’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini 170 giorni dopo il sisma. Cioè soli 8 giorni dopo l’attuale ricostruzione più imponente e più rapida eccetera.

Ma ci fu anche chi arrivò molto prima: lo staff di Giuseppe Zamberletti, democristiano lombardo concreto ed efficiente, che senza essere sottosegretario a nulla, ma in veste di commissario straordinario di governo, mise a frutto l’esperienza maturata nel 1976 in Friuli e riuscì a consegnare 150 chalet (identici ai 45 inaugurati ieri dal premier, anche se a pagarli è stata la provincia autonoma di Trento, governata da Lorenzo Dellai, centrosinistra) alla popolazione di Ariano Irpino, che aveva appena pianto 300 morti, riuscendo a seppellirli solo tre settimane dopo. Quando avvenne la consegna? Qualcuno, sentita la premiata ditta B&B, nel senso di Berlusconi & Bertolaso, dirà: sicuramente non prima di 170 giorni, altrimenti gli annunci del presidente del Consiglio e del capo della Protezione civile sarebbero nient’altro che balle. E i giornali che le registrano senza batter ciglio sarebbero nient’altro che uffici stampa. Bene, tenetevi forte: Zamberletti consegnò ad Ariano i primi prefabbricati appena 60 giorni dopo il terremoto e le 150 casette con giardino dopo soli 122 giorni, dando un tetto permanente a 450 persone: la metà dei superstiti. Cioè impiegò ben 40 giorni in meno della ricostruzione più imponente e rapida eccetera, per fare il triplo del migliore presidente del Consiglio degli ultimi 150 e del capo della Protezione civile che tutto il mondo ci invidia.

Con tre lievissime differenze, fra il 1980 e oggi. Primo: il terremoto in Campania e Lucania si estese per quasi due regioni intere, fece 3 mila morti (10 volte quelli d’Abruzzo), 9 mila feriti e 300 mila sfollati. Secondo: all’epoca la Protezione civile non esisteva: i soccorsi erano coordinati dalla radio della Rai, con le telefonate in diretta degli amministratori e dei cittadini. Terzo: scalcinata fin che si vuole, l’Italia era ancora una democrazia. E anche il politico più infame avrebbe esitato un po’, prima di pavoneggiarsi a favore di telecamera su un red carpet di cadaveri.

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Già pronte due nuove bolle. Chi salverà i mercati da un altro crollo?

Mauro Bottarelli - http://www.ilsussidiario.net



Ci mettono un po’ di tempo, ma alla fine anche i soloni della ripresa ormai dietro l’angolo si rendono conto di come stanno davvero le cose nel mondo. Nella fattispecie dell’ormai non più latente guerra commerciale tra Usa e Cina a colpi di dazi ed esposti presso il Wto: c’è poco di commerciale e molto di politico, però, in questa disputa. Pechino ha scelto di cambiare strategia. Accumula commodities, compra oro e lo rimpatria, investente in energia verde per tagliare la dipendenza dal petrolio ma soprattutto punta a ridimensionare i rischi che il dollaro così debole comincia a rappresentare per le proprie riserve in bond Usa.

Washington, dal canto suo, tenta di reagire ma sa che uno scontro frontale con Pechino non le conviene affatto: l’America, di fatto, a un anno dal crollo di Lehman Brothers che ricorre oggi, sta seguendo il medesimo destino della sua celebre banca d’affari. Lo dicono i numeri, freddi ma inequivocabili. Sono quindici milioni i proprietari di casa in Usa ormai al default, quasi l’otto per cento di tutti i mutui garantiti dalla Federal Housing Administration stanno per andare in ripossessione: sono stati quasi quattrocentomila nel solo mese di agosto a conoscere il triste destino della foreclosure e da gennaio ad oggi il loro numero è stato ogni mese più alto se posto in diretto paragone con i primi nove mesi del 1932, l’anno della Grande Depressione.

Il Fondo Monetario Internazionale prevede 2,5 trilioni di perdite per le banche mondiali entro l’anno prossimo: ad oggi ne hanno denunciate solo 1. Nel mondo, nonostante sembrino passati secoli, circolano ancora allegramente e vengono trattati circa 2 trilioni di dollari di subprime a debiti Alt-A: non abbiamo capito granché la lezione. Altre due mega-bolle, quella dell’oro e ancora quella immobiliare, stanno gonfiandosi a dismisura creando i presupposti per l’attesa della prossima Lehman Brothers.

I leader mondiali non fanno che ripetere la solita, vecchia canzone: taglio dei bonus e degli stipendi d’oro e maggiori riserve di capitale per le banche. La prima è una misura populistica e poco più, la seconda un falso problema visto che due settimane prima di fallire Lehman aveva un Core tier 1 dell’11 per cento, il doppio di quanto richiesto dalla legislazione americana. Non è bastato.

La questione non è capire se sia stato giusto far crollare Lehman per salvare tutte le altre, la questione è che ormai i mercati reagiscono agli impulsi di crisi con la certezza pavloviana che gli Stati interverranno, che nessuno fallirà, che le tasse dei cittadini pagheranno il conto della leva eccessiva con cui si è ricominciato a scommettere. Le banche, colpite e costrette a ripagare quanto prestato loro dai governi, stanno puntando forte per ottenere in fretta grandi profitti: un cane che si morde la coda, visto che eventuali e sempre probabili perdite andranno a far crescere ulteriormente quel prestito da ripagare e porranno in condizione molto pericolosa i conti pubblici di molti paesi. Gli Usa sono a quota -628 miliardi di dollari, la Spagna a -109 miliardi, l’Italia a -62 miliardi, la Francia a -58 miliardi, la Gran Bretagna a -53 e la Grecia a -42 miliardi.

La grande giostra continua a girare ma il forte rischio che si corre è che prima o poi qualche meccanismo si inceppi. La pensa così una vecchia volpe del mondo finanziario, il presidente di Generali, Antoine Bernheim, secondo il quale «dopo la crisi finanziaria non si è fatto abbastanza per evitare che riaccada e ora c'è il rischio di una nuova bolla. Fornire molta liquidità - spiega Bernheim - a costo zero al mercato non è una soluzione, nel lungo periodo. Potrebbe creare inflazione e una nuova bolla. Non so se arriverà dall'immobiliare o dalla tecnologia o in quale settore, ma quello che è certo è che alcune banche ricominciano ad esagerare con credito facile e leverage. Finora non c'è stato abbastanza coordinamento a livello internazionale per dare nuove regole ai mercati finanziari».

Non appare più ottimista il premio Nobel per l’Economia, Jospeh Stiglitz, intervistato dal quotidiano La Stampa: «Servono nuove regole e in fretta, oggi a Wall Street la situazione è peggiore di un anno fa. In America abbiamo banche assai più grandi di quelle che c'erano un anno fa, mentre non abbiamo varato le regole necessarie per garantire maggiore protezione del denaro dei risparmiatori e degli investitori. Le dimensioni degli istituti di credito oggi sono tali da rendere impossibili i controlli».

Per Stiglitz sono possibili nuovi crolli: «Certo che lo sono. Non c'è alcun dubbio in proposito. Siamo in una situazione di maggiore pericolo rispetto all'autunno 2008 perché il crollo di una delle banche "troppo grandi per fallire" innescherebbe un terremoto di dimensioni maggiori».

Come dicevamo prima, regolatori e governi hanno creato le condizioni per l’attesa della prossima Lehman. Per questo occorre evitare che il mercato e i suoi principi diventino vittime di una nuova caccia alle streghe orchestrata dai governi, giorno dopo giorno sempre più responsabili della gravissima situazione che sta venendosi a creare: con due bolle già pronte a dilatarsi e una politica di tassi a zero pronta a lanciare una minaccia inflattiva non è affatto detto che non possa ancora una volta essere il comparto bancario a scatenare l’effetto domino.

Cominciano, finalmente, a dirlo e pensarlo in troppi per essere semplice pessimismo fine a se stesso: speriamo non sia tardi. E speriamo che a fine mese, al G20 di Pittsburgh, si cominci a ragionare seriamente sulla exit strategy dalle politiche di stimolo a pioggia piuttosto che sui bonus dei banchieri.

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Vaccino. A pensare male si fa peccato?

State pensando di vaccinarvi? Io ci penserei bene.....

http://crisis.blogosfere.it/2009/09/vaccino-a-pensare-male-si-fa-peccato.html

Tre informazioni al volo:

- Finite le sperimentazioni sul vaccino H1N1 negli Stati Uniti. Ne basterà una sola dose, e il vaccino non conterrà il famigerato adiuvante MF59, altrimenti detto squalene, chiacchieratissimo per gli effetti collaterali.

- Al via le vaccinazioni anche in Italia. Il vaccino per i nostri concittadini conterrà invece l'adiuvante MF59.

- L'adiuvante MF59 è prodotto dalla Novartis nel suo stabilimento di Siena.

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L'Italia nucleare

Sono dieci i siti prescelti dal governo per la realizzazione delle quattro centrali nucleari, senza contare i depositi delle scorie. Il tutto avviene nel silenzio più assoluto.

Il tutto e il niente si ripropongono continuamente in Italia. Come dire: sappiamo tutto e non sappiamo niente. O meglio, non vogliamo rivelarvelo, non ancora. L’argomento in questione è il programma nucleare italiano, gestito da una joint venture tra Enel e Edf francese, che consegneranno alla società Sviluppo Nucleare Italia srl gli studi di fattibilità; il governo avrebbe scelto dieci località per la costruzione delle quattro centrali nucleari previste (il cui costo di costruzione è di 5 miliardi l’euro l’una). I siti sarebbero:

1) Monfalcone (Gorizia)
2) Scanzano Jonico (Matera)
3) Palma (Agrigento)
4) Oristano
5) Chioggia
6) Caorso
7) Trino Vercellese
8) Montalto di Castro
9) Termini Imerese
10) Termoli

I requisiti per l’insediamento delle centrali sono diversi, tra cui la vicinanza al mare, l’assenza di sismicità (anche se individuare un sito nucleare in un territorio ad alto rischio sismico come la Sicilia è decisamente un azzardo) e la bassa densità abitativa. In alcuni di questi siti, inoltre, sono già presenti vecchie centrali dismesse, ad esempio a Caorso; oppure Scanzano Jonico, teatro in passato di veementi proteste contro la decisione nel 2003 di impiantarvi un deposito di scorie nucleari. Ora, per somma gioia degli abitanti, la località potrebbe ottenere direttamente una bella centrale atomica.

Veneto e Sicilia hanno già dato l’ok per la costruzione di centrali di terza generazione, si attende ora la decisione delle altre regioni prescelte, ovvero il Lazio, la Sardegna e la Puglia. Ma le comunità locali stanno già mobilitandosi per opporsi ai progetti governativi, nel tentativo di creare un fronte antinucleare in grado di vincere solo se rimarrà compatto e unito pur nella distanza e nella diversità dei contesti in cui verranno insediate le centrali.

Con tutta probabilità il governo applicherà le stesse disposizioni attuate in Campania per il decreto rifiuti: esercito nei cantieri delle centrali e leggi speciali, massiccia presenza di polizia e carabinieri in assetto antisommossa. Per nascondere alle comunità locali la presenza dei depositi di scorie, il governo si servirà del Segreto di Stato all’energia, approvato con tutta fretta durante gli ultimi giorni della moribonda legislatura di Romano Prodi, segno questo che i grandi gruppi economici non hanno colore politico e si servono della classe politica per attuare i propri piani.

Ora c’è da chiedersi, quale garanzia o opportunità si sta offrendo all’Italia col nucleare? Gli enormi costi di costruzione, la manutenzione, le scorie, la limitata produzione energetica, l’esaurimento dell’uranio e il progressivo aumento dei costi di estrazione. Nonchè il grave rischio di infiltrazioni delle organizzazioni criminali nel business del nucleare. Nella civilissima Francia, infatti, sono stati censiti tantissimi siti in cui sono stati sversati illecitamente rifiuti radioattivi. In Italia, tenendo conto che le mafie fondano buona parte della propria ricchezza sul traffico illecito di rifiuti, cosa potrebbe accadere? Non è un prezzo troppo grande da pagare sia in termini economico-sociali sia ambientali, considerato che con un mix di energie pulite e con un serio piano di risparmio energetico si potrebbero ridurre considerevolmente il fabbisogno e la dipendenza da altri Paesi?
Sono molti, troppi i dubbi e i sospetti che gravano sul programma nucleare del governo, che in poco tempo ha triturato il referendum abrogativo del 1987 che stabiliva la denuclearizzazione della penisola, contravvenendo ad un’espressa volontà popolare e senza che fosse mai stato fatto un sondaggio serio delle opinioni favorevoli o contrarie sul ritorno del nucleare. Ma non dobbiamo preoccuparci! A garantire la nostra sicurezza ci pensa lui, il miglior premier che l’Italia abbia mai avuto in 150 anni di storia! Fate largo a Silvio Berlusconi.

http://www.agoravox.it/L-Italia-nucleare.html

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L'influenza delle suine

La Repubblica apre la prima pagina con un titolo sul giro di ragazze squillo di Berlusconi, mentre il Corriere pubblica i verbali di Tarantini, l’uomo che le procurava.

Al di là della schifezzuola in se’, che in qualunque normale paese del mondo sarebbe stata sufficiente a far dimettere tutto l’apparato di governo, portalettere di palazzo chigi compresi, abbiamo scorto una cosina interessante sul Corrierone che non possiamo davvero omettere.

Forse nemmeno il giornalista che ha scritto il pezzo si è reso conto del peso della cosa.


Tarantini, l'uomo che avrebbe procurato le ...suine, ha infatti chiesto di mettere a verbale la seguente dichiarazione:

Il ricorso alle prostitute e alla cocaina si inserisce in un mio progetto teso a realizzare una rete di connivenze nel settore della Pubblica Amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave d’accesso per il successo nella società

Che droga e prostitute siano la chiave per il successo nella società E’ oggettivamente un problema.

Fosse anche il pensiero di una persona sola.

Forse, anzichè riempire le pagine di pruriginose foto delle escort, sarebbe stato più utile chiedersi in che razza di società siamo finiti, come sia stato possibile cadere così in basso, e quale futuro puo' avere una società in cui alcuni misurano il successo in suine e strisce bianche, e non stiamo parlando di zebre.

E magari chiedersi anche come fare pulizia e cambiare il mondo anzichè accettarlo con rassegnazione.

Rimanendo in tema di suini, suine, ed influenza delle suine sugli esseri umani, forse sarebbe stato altrettanto utile dedicare un po’ più di spazio alle dichiarazioni di Ferruccio Fazio, viceministro alla Salute, che ieri dichiarava

Sono 7.000 i casi di nuova influenza A/H1N1 in Italia. Rispetto ai 5.600 della settimana scorsa, l’aumento è stato significativo. Ma la pandemia procede in maniera tranquilla

[...]

sulla A/H1N1 si è fatto troppo rumore. Non ci sono reali motivi di grave preoccupazione.

La malattia resta leggera, [...] più leggera del previsto.

In tutto il mondo e anche in Italia.

[...]

E dunque, alla luce delle dichiarazioni del viceministro (che voleva acquistare 8 milioni di dosi di vaccino) e dell’esperienza diretta, sorge più che naturale una domanda caprina:

A cosa serve veramente il vaccino, e perchè lo hanno spinto così tanto?

Per noi, la risposta va cercata nei bilanci delle megacompagnie farmaceutiche, nella connivenza dell’OMS con le principali teste delle medesime, nella connivenza delle medesime con alcuni gruppi di potere negli USA, nella convergenza di obiettivi tra gruppi di potere diversi sparsi in giro per il mondo.

In pratica una gran marchetta sulle spalle della popolazione mondiale.

C’e’ mica un razzo in partenza per la Luna oggi?

informazionescorretta.blogspot.com

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ma ci è o ci fa???

"Sono il miglior premier degli ultimi 150 anni"!
Questa è l'ultima chicca del nostro superman al termine di una 2 giorni in cui è riuscito a dare veramente il peggio di sè! Mercoledi, davanti alla platea delle "brillanti" giovani menti del partito si è scatenato e dalla sua lurida bocca è uscita una delle più mostruose serie di menzogne che mi sia capitato di sentire negli ultimi anni. Per citarne qualcuna, è merito suo e dei suoi consigli all'amico (di lui) Bush se si è evitata la catastrofe finanziaria globale, e poi, è merito suo se la Russia non ha invaso la Georgia, e ancora, è merito suo se Usa e Russia non si lanciano addosso i missili! E' arrivato a dire che il suo indice di gradimento tra gli italiani è oggi al 78%!!! Ma dove? Ma quando?? E i suoi giovani sostenitori lì ad applaudirlo ad ogni passaggio.....ma cosa sono? Lobotomizzati?
Caro superman, i casi sono 2, o ci credi veramente alla puttanate che dici, e in questo caso non possiamo esimerci dal pensare che sei un deficiente, oppure ci stai semplicemente propinando una montagna di balle, e in questo caso stai insultando l'intelligenza di milioni di italiani!

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Il Dissociato

Quando Feltri ha massacrato Boffo, subito Berlusconi ha detto: mi dissocio. Quando Feltri ha azzannato Fini, Berlusconi ha detto: non condivido. Così dicendo è come se il premier avesse lasciato le impronte. Nel senso che Berlusconi ha ordinato a Feltri di massacrare Boffo e azzannare Fini? No, la tecnica è più sofisticata. Immaginiamo il seguente colloquio. Mandante: caro direttore dobbiamo rendere pan per focaccia. Direttore: capisco, non faremo prigionieri. Mandante: naturalmente io nulla so e dirò che lei ha agito di sua iniziativa e che io non approvo. Direttore: affare fatto.

La ragion di Silvio

Funziona così in tutti i sistemi di potere. Voi davvero credete, disse una volta un segretario di Stato americano, che la Cia ci informi di tutte le operazioni sporche che compie in giro per il mondo? A noi non deve essere detto nulla per nessuna ragione al mondo. La Cia opera in base a precisi protocolli predisposti per la sicurezza nazionale. Va, colpisce e ne paga, quando capite, le conseguenze. Certo, il paragone tra il più importante servizio segreto e i traffici di Berlusconi stride ma la logica è la stessa. Feltri non è uno stupido. E non avrebbe mai agito contro bersagli di questo calibro se non avesse avuto una sorta di licenza d'uccidere. Ma anche lui deve stare attento. Perché proprio come accade ai vertici di certe strutture adibite a lavori diciamo così, riservati, prima o poi qualcuno salta. Si chiama ragion di Stato. Oppure ragion di Silvio.