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La TV mi guarda in cagnesco

di Marco Cedolin


Ebbene, devo confessarlo, seppur sottovoce e tenendomi alla larga da orecchie indiscrete, da ormai un anno ho spento la TV. O meglio la “rivoluzionaria” tecnologia del digitale terrestre ha eliminato da palinsesto televisivo la mia casetta arroccata sui monti, ma io non ho mosso un dito per porre rimedio al problema. Sarebbe stato sufficiente acquistare una parabola in sconto convenienza negli scaffali brulicanti di tecnologia dentro a un qualche centro commerciale, per riappropriarmi del caleidoscopio di colori con annessa cacofonia di sottofondo, ma non me la sono sentita. L'ho abbandonata senza vita là, sul vecchio mobile di mia nonna, dove allignava ormai da molti anni, senza neppure tentare di rianimarla e giorno dopo giorno sto imparando ad ignorarla. Nelle prime settimane non è stato facile, lo schermo nero occhieggiava accattivante facendo leva sulla forza dell'abitudine, invitandomi a prendere in mano il telecomando, per immergermi nella melassa infopubblicitaria di un "telebugia", nella tenzone simulata di un dibattito politico, nella superficialità di un falso approfondimento giornalistico, nello stupidario della pubblicità a pioggia, annegata all'interno di un serial poliziesco, nella babele multiforme del calcio "parlato", mero succedaneo di quello giocato trasmesso a pagamento, nei gingle ipnotici degli spot dei telefonini, nelle voci rassicuranti degli esperti che dissertano con dotte disquisizioni nel merito delle ultime tendenze stagionali, sciorinando cifre, dati e granitiche certezze estrapolate direttamente dalla bibbia del progresso....

Non è stato facile ma ce l'ho fatta!
Il telecomando è rimasto ad impolverarsi in un recondito andito di cui neppure ricordo più l'ubicazione e la TV ha mutuato la propria "nobile" funzione di macchina per il lavaggio del pensiero in quella molto più modesta di ammennicolo pressochè inutile, facente parte dell'arredo casalingo.

Da allora è sorto il problema, ogni qualvolta attraverso la stanza per andarmi a versare un bicchiere d'acqua, mi siedo a tavola per cenare o mi accomodo sul divano a leggere un libro, la TV mi guarda in cagnesco. Niente più occhiate ammiccanti, ma uno sguardo duro, severo, ammonitore. Come se fra il nero di quello schermo si annidassero stizziti e carichi di riprovevole sdegno, gli sguardi di Maria De Filippi, Santoro, Floris, Minzolini, Belen, Piero Angela, Fede e tutto il resto del bestiario deputato ad animare il tubo catodico ed i moderni schermi lcd.

Mi guarda in cagnesco reiteratamente e in maniera insistente, ma io faccio l'indifferente e fingo di non vedere. Prima o poi le passerà e si adeguerà ad essere parte del mobilio senza troppe pretese, il cervello in fondo è troppo importante per affidarlo a un telecomando.

dal sito http://ilcorrosivo.blogspot.com

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L'immatricolazione del "DEFAULT"

su diciamolatutta.tv

Nonostante le tante chiacchiere e le finte arrabbiature, Termini Imerese è praticamente morta, chiuderà di certo e diventerà una cattedrale nel deserto, luogo di sepoltura per acquile e sciacalli. Le cavolate che raccontano su eventuali produttori interessati e le parole varie sono assurdità enormi. Qualcuno avrebbe scommesso sul contrario? Centinaia di famiglie rimarranno senza lavoro e pertanto senza certezze per il futuro. Anche Pomigliano al 90% farà òa stessa fine,, nonostante Marchionne abbia detto che a Pomigliano dovranno cominciare le lavorazioni sulla nuova Panda, molti rimangono dubbiosi e scettici sulle dichiarazioni dello stesso Marchionne che ha inciuciato selvaggiamente con i sindacati, quei sindacati guidati da personaggi "straricchi" e sui quali nessuno indaga. Intanto Marchionni replica: "la speranza è che vi siano le certezze di un aiuto da parte del governo, perchè l'investimento per tenere in piedi Pomigliano in quanto è comunque da ristrutturalizzare, sono notevoli, e senza aiuti concreti difficilmente riuscieremo a farcela da soli". Sono 70 anni che la FIAT succhia soldi dallo stato, quando c'era la lira gli si regalavano decine di miliardi di lire per rimanere in funzione, da quando c'è l'Euro gli si regalano decine di milioni di euro per continuare ad esistere, la minaccia o il ricatto chiamiamolo come vogliamo, è sempre lo stesso da decenni. "O mi date i soldi o portiamo l'azienda all'estero". Adesso siamo al colmo! Vogliono ugualmente i soldi e hanno già portato di fatto l'azienda all'estero. Trasloco attuato con i sindacati in qualità di autisti. Ora, a prescindere dal fatto che si tratta di estorsione e truffa bella e buona, a prescindere dal fatto che piano piano e nemmeno tanto piano stanno portando un pezzo alla volta tutto all'estero in ogni caso, ci sarebbero tutti i crismi per "costringere" la FIAT a rimanere in Italia e riportare in Italia tutte le produzioni estere, compreso gli indotti e gli altri marchi appartenenti alla casa automobilistica. Come? Molto semplice, facciamo due conti su quanto gli abbiamo "prestato" NOI cittaditni ITALIANI con le nostre tasse da 70 anni ad oggi, ecco, in quanto lo stato siamo noi cittadini e il prestito lo abbiamo fatto noi, è giunto il momento di farci restituire l'intera somma compreso di interessi maturati, a questo punto Marchionne può portare via le produzioni, nel Congo Belga se gli conviene, può anche costruire macchine da cucire a marchio FIAT o farsi ingroppare da un addrizzatore di banane, l'importante è che versi allo stato 10 miliardi di Euro all'anno per i prossimi 20 anni, soldi necessari a rimborsare le famiglie che rimarranno senza lavoro, e anche a riportare un pò di ordine alle aziende più piccole che rimarranno in Italia e che proveranno ad andare avanti, chi con 2 chi con 10 chi con 100 operai, e che non ricattano nessuno. Marchionne non vuole restituire il prestito? Ma gli conviene? Crediamo di no, e se è un buon contabile come sostiene di essere, sarà meglio che cominci a fare i conti non solo con l'oste al proprio tavolo, ma con tutti coloro che erano invitati alla festa, coloro che nonostante la promessa che avrebbero mangiato tranquillamente, si trovano digiuni e affamati, e per di più stanno scoprendo che a loro spetta pagare il conto per intero. Marchionne! Fai il bravo, non siamo mica gli Americani.

dal sito http://www.diciamolatutta.tv/

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Ecco i 10 buoni motivi per i quali Berlusconi non deve assolutissimamente cadere.

di Wil su nonleggerlo.blogspot.com

1 - Perché se cade ritorna a vincere le elezioni.

2 - Perché uffi, io stavolta volevo che l'Opposizione approfittasse di questa legislatura all'Opposizione proprio per innovare, per osare, per ossigenare le stanze, tinteggiare le pareti, e gettarsi anima e corpo (seee) nella ricerca di nuovi candidati, che cacchio, siamo pur sempre 60.000.000 di abitanti, non so, qualche donna interessante, qualche volto nuovo, che no, il bye bye della Binetti non è mica abbastanza.

3 - Perché sono talmente stufo del "meno peggio", che sono persino stufo di dire che sono stufo del "meno peggio".

4 - Perché con le alternative che ci sono in giro, con le ipotesi balneari di cui si parla, siamo pure capaci di riabilitarlo a pochi giorni dalla caduta, quello là, e di dire "visto? contenti adesso? con Berlusconi si stava meglio!". Ecco, no, questo scenario rappresenta per me la fobia politica numero 1. Meglio rimanga al Governo. La riabilitazione potrà avvenire dopo una cinquantina d'anni dal tracollo, come sempre accade con quelli bravi, ma non nei successivi 49, e perché questo desiderio si avveri ci vuole una classe dirigente seria. Nei prossimi 49 dovranno tutti rinnegarlo, a parte Bondi, vabbè, ma da Stracquadanio a Quagliariello, da Gasparri a Minzolini, tutti a dire "C'aveva imprigionato, stregato, legato, drogato, per fortuna che è finita, eddai, scurdammoce o'passato", e noi "Cheeeee? siete matti?", e giù tutti a rinfacciare loro ogni singola slinguata, ogni impercettibile porcata, con i nostri volti solcati da quel malefico ghigno, "Ah-Ah-Aaaaah!".

5 - Perché voglio che esca pazzo da questa cosa con Fini ... già, avete capito bene ... embè?, sì, voglio godermi lo spettacolo: in questo momento il Premier più processato d'Occidente è pericolosamente esposto a tutte le granate giudiziarie che gli pioveranno in testa questo autunno, e diosolosa cosa dovrà inventarsi, stavolta, per mantenere la fedina penale pulita (!?), con i finiani pronti a triturargli i maroni - si spera - al minimo "ad...".

6 - Perché ... ce l'avevo ma ora mi sfugge.

7 - Perché se gli italiani non ne hanno ancora abbastanza del Cavaliere, di questa Italia che è la più brutta dal dopoguerra ad oggi, significa che il Cavaliere ce lo meritiamo ancora, per tutto il tempo necessario, fino alla fine, perché credo nelle parole di Montanelli, che la "malattia-Berlusconi" si cura solo con una dose massiccia di Berlusconi, e ancora e ancora, fino ad ottenerne il vaccino, e l'immunità totale. Per noi però, stavolta.

8 - Perché dopo 16 anni di Berlusconi, lo grido al mondo intero, da San Francisco a Stoccolma, da Tokio a Barcellona, tutti testimoni!, acciderbolina se ci meritiamo un nuovo, grande esecutivo, col cazzo che mi accontento di un Bersani-Montezemolo-Fini-Casini, ma proprio per niente.

9 - Perché se cade, stavolta dev'essere un tonfo (e oggi non sarebbe così), un boato orgasmatico nazionale plurimo, la fine politica del Santo Papi, per sempre però, qualcosa di memorabile, cinematografico, un "The End" tarantiniano, con le loro facce smorte nei titoli di coda e le chitarre dei Clash a bruciarne i resti istituzionali, perché sì, fateci godere, che ci spetta di diritto.

10 - Perché pensateci un attimo: lasciando da parte - si fa per dire - il dramma culturale, sociale, etico, mediatico e finanziario (osservate il portafogli) rappresentato dall'era berlusconiana, ecco, se le cose devono andare proprio male, io preferisco che vadano male con il Santo Papi, che sono pur sempre un blogger, per Dio!, e questo Paese, oggi, è il paradiso dei Blogger.

dal sito http://nonleggerlo.blogspot.com/

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Meno finanza per tutti

di Roberto Cuda

Se c’è una cosa che ha insegnato la crisi finanziaria è che staremmo tutti meglio con meno finanza.

Dall’agosto del 1971 – quando ha inizio il regime di “cambi flessibili”, che scardinano il sistema creato a Bretton Woodssi sono susseguite decine di crisi finanziarie, alcune di eccezionale gravità, che hanno messo a repentaglio la sicurezza di interi paesi e i diritti acquisiti di milioni di persone. Nel frattempo la finanza ha assunto dimensioni difficili perfino da immaginare, arrivando a condizionare pesantemente le politiche degli stati. Ogni anno vengono scambiati titoli per 1.500.000 miliardi di dollari, pari a circa 4.100 miliardi di dollari al giorno, circa il doppio del Pil italiano prodotto in un anno.
E pensare che nel 1970 tali transazioni si aggiravano tra i 10 e i 20 miliardi di dollari. Oltre il 90% di esse sono di natura speculativa e questo ha accresciuto enormemente la volatilità dei mercati e la possibilità di nuove crisi, arrivando a intaccare l’economia reale. L’illusione che il denaro potesse creare magicamente altro denaro, senza produrre nulla, ha messo alla prova la creatività degli ingegneri finanziari, che ogni giorno mettono a punto nuovi complessi strumenti, talvolta incomprensibili perfino a chi li ha creati. Si possono benissimo comprare e vendere milioni di titoli senza nemmeno possederne uno, scommettendo sulle continue differenze di valore.

Se la finanza nasce come luogo dove chi ha bisogno di capitali può rifornirsi da chi ne ha in eccesso, oggi essa è per lo più una piazza di scommesse. Ma i beni sottostanti sono sempre quelli: azioni, ossia porzioni di aziende, obbligazioni, ossia prestiti ad imprese o a stati, per attività alle quali lavorano persone in carne ed ossa. E quando un titolo scende non ci perde solo l’investitore, ma anche i lavoratori e i consumatori, poiché gli azionisti/investitori faranno di tutto per far riguadagnare valore alle azioni in portafoglio, tagliando costi del personale, spese per la ricerca, servizi al consumatore, misure antinquinamento, oppure intensificando lo sfruttamento del suolo e dell’ambiente, tutte azioni finalizzate a far lievitare i profitti. Ma ciò avviene anche quando il titolo non scende, semplicemente per mostrare un bilancio in attivo alla comunità degli investitori, che per legge deve essere pubblicato ogni trimestre.

Il risultato è una continua erosione dei diritti dei lavoratori e un aumento dell’attività predatoria dell’azienda, a scapito di tutti. Trent’anni di finanza selvaggia hanno aumentato la disuguaglianza, creando nuove classi di privilegiati, capaci di maneggiare le leve delle speculazione finanziaria ma del tutto irresponsabili circa le ricadute sociali delle loro azioni. La crisi in corso ha già aumentato il debito dei paesi Ocse di 20 punti percentuali, che a loro volta produrranno oneri per interessi che ricadranno sulla collettività. Ma sarebbe interessante fare una stima dei costi economici e sociali dell’ascesa della finanza a partire dagli anni 70, nonché i costi politici in termini di crisi della rappresentanza a della sovranità. Vedremmo che forse non è valsa la pena e a guadagnarci sono stati davvero pochi. Vedremmo che mai come oggi urge una nuova regolamentazione, che restringa il raggio di azione della finanza.

E sulla quale, a quanto pare, nessuno ha voglia di lavorare. E allora dovremmo chiederci cosa potremmo fare come risparmiatori e come società civile, per non dare sostegno un sistema ormai degenerato. Sulle colonne del Corriere delle Sera il bravo Massimo Mucchetti si poneva degli interrogativi cruciali, parlando dei famigerati hedge funds (fondi di investimento speculativi).
Era il 14 maggio scorso, dopo i primi violenti attacchi speculativi all’euro: “È troppo chiedere che i soggetti regolati (perché usano i soldi degli altri) (in primis le banche, ndr) possano finanziare questi soggetti speculativi solo a patto che impegnino quote di patrimonio proporzionali alla leva che questi stessi soggetti speculativi usano e ne diano conto a loro volta al mercato? E’ sbagliato pretendere che chi specula depositi prima la posta? O esigere che la libertà di manovra dei fondi sovrani sia subordinata all’osservanza di obblighi minimi di trasparenza? L’ opacità di certi operatori, avvertono i magistrati, può servire a riciclare il denaro caldo delle mafie e dell’ evasione fiscale, ma anche – e sarebbe una beffa già vista – a usare i soldi delle banche centrali contro le ‘loro’ monete. Un tal giro di vite comporterebbe, alla fine, meno finanza? Se fosse, sarebbe forse un dramma? E per chi?

dal sito www.finansol.it

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Crepuscolo solitario: Berlusconi travolto dalla crisi

“Futuro e libertà per l’Italia”: questa la sigla scelta da Gianfranco Fini per i due nuovi gruppi parlamentari coi quali, al Senato ma soprattutto alla Camera, il premier dovrà ora confrontarsi per sperare di restare in sella, dopo lo “schiaffo” inflitto all’ex leader di An, reo di aver di fatto neutralizzato la legge-bavaglio e denunciato il saldo negativo tra Pdl e legalità, dopo i casi Scajola, Brancher, Verdini e Cosentino. Messo fuori dal Pdl, Fini ha schierato le sue truppe in Parlamento: una dozzina di senatori e, a sorpresa, 34 deputati. Quanto basta per condizionare il futuro del governo in nome «dell’interesse generale», ovvero: giustizia sociale (stop alla guerra agli immigrati) e legalità politica (no alla corruzione del potere).
Se, come annota Marcello Sorgi sulla “Stampa”, la “cacciata” di Fini dal Pdl è potuta maturare grazie all’appoggio degli ex “colonnelli” finiani, da Gasparri

Berlusconi 6

a La Russa, ormai conquistati alla causa berlusconiana, scondo “L’Unità” le sorprese potrebbero proseguire in Parlamento, dove alcuni esponenti del Pdl – da Santo Versace all’ex ministro Beppe Pisanu, ora presidente dell’Antimafia – non hanno gradito la “crociata” contro il presidente della Camera. Sorgi parla di una «metamorfosi uscita dalle rovine del Pdl: da partito unico del centrodestra a partito esclusivo del presidente», grazie a una «nuova forma di cameratismo» che marchia una nuova identità collettiva che ricorda la stagione del “Caf”, il patto di potere tra Craxi, Andreotti e Forlani «caratterizzato da intercambiabilità, indifferenza ed empirismo senza principi, piegato al mantenimento del potere, che visse una breve fortuna e accompagnò la Prima Repubblica verso la fine».
«Berlusconi – scrive Mario Sechi, direttore del “Tempo” – non avrà il problema di finanziare la sua avventura», mentre a Fini toccherà «puntellarsi nel Palazzo» e «trovare i soldi per mandare avanti la baracca». Una sfida senza quartiere: «Come in ogni guerra d’assedio che si rispetti, i lealisti berlusconiani cercheranno di tagliare viveri e rifornimenti ai ribelli finiani», che minacciano – grazie al loro numero – di «rendere la vita durissima a Berlusconi». Secondo Sechi, per sopravvivere la maggioranza dovrà per forza allargarsi ad altre forze. «Primo segnale: ieri il gruppo di


Gianfranco Fini 2

Rutelli ha votato la riforma universitaria della maggioranza». Quali le prossime mosse? «Stavolta chi darà lo scacco matto non concederà la rivincita all’avversario».
Per Antonio Polito, direttore del “Riformista”, a colpire è ancora una volta «la maledizione di metà legislatura» che impedisce a Berlusconi di governare con continuità: «Accadde già nella legislatura 2001-2006, ed anche allora tutto cominciò con un mal di pancia di An, causato dalla sconfitta del candidato della destra alle provinciali di Roma. Si avviò così un percorso di crisi virtuale del governo (rottura con Casini, subgoverno con Fini, caduta di Tremonti e ritorno di Tremonti) che portò il berlusconismo sfinito e di fatto già sconfitto alle elezioni. Stavolta non c’è voluta nemmeno un’elezione locale perché la maledizione si avverasse: da oggi la maggioranza politica uscita dalle urne non c’è più».
Una tranquillità sfortunatamente minata dal cupo scenario di due crisi internazionali – ieri l’11 Settembre, oggi il crac finanziario del capitalismo globale – ma anche i limiti politici del premier: «I governi Berlusconi soffrono tutti di spossatezza e debilitazione programmatica», continua Polito. «Nati per rifare il sistema della giustizia penale, di solito si riducono a una Cirielli o a un lodo Alfano, quando non scivolano nell’obbrobrio di un caso Brancher. Nati per scrivere la libertà d’impresa addirittura nella Costituzione, finiscono per inciampare su un articolo 18, sbattere il muso su

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Marchionne o inseguire Bossi sulle quote latte. Così che quando Berlusconi esalta il governo del fare è come se ammettesse implicitamente la fine del governo del pensare».
Incapace di cambiare l’Italia secondo promesse, scrive Polito, «Silvio di solito si riduce a gestirla come meglio può», mettendo in mostra i limiti del suo potere, carismatico ma impacciato nei corridoi della leadeship politica: «L’uomo che passa per essere il grande seduttore è riuscito a litigare con Umberto Bossi nella prima legislatura, con Pierferdi Casini nella seconda e con Gianfranco Fini nella terza. Avendo così esaurito l’intera gamma dei suoi alleati, tant’è che per cercarne di nuovi è già al secondo giro con Bossi e sarebbe pronto a tornare anche con Casini». Quello che ne esce peggio è proprio Berlusconi, insiste Polito: «Prima o poi gli elettori si chiederanno se è sempre colpa di qualcun altro quando il governo si arena». Espellere il dissenso?  «Più soli non ha mai voluto dire più forti; non in politica. Dalle maggioranze bulgare che avevano dato a Berlusconi, gli italiani si aspettavano anni tranquilli e fattivi, non questo Vietnam», che porta l’Italia in acque incerte, «inesplorate anche per Bersani e per l’opposizione».
E mentre Gad Lerner avverte dal suo blog che «nei prossimi mesi» sarà Umberto Bossi a vibrare il fendente decisivo contro Berlusconi, «il

Gianfranco Fini 3

Napoleone declinante», il direttore di “Megachip”, Pino Cabras, offre un’analisi drammatica della situazione: «Il blocco di potere che si è saldato intorno al Caimano – scrive – non regge agli effetti della Grande Crisi economica e finanziaria, ingovernabile per una galassia di cricche parassitarie, tanto meno governabile se l’unica missione-paese che propone è il vecchio piano di Gelli innestato nello sfacelo statuale del leghismo, il tutto tenuto insieme dal kombinat politico-mediatico-paramassonico fondato da B. e Dell’Utri».
Secondo Cabras, è questa la ragione per cui Fini ha da tempo «iniziato il suo pellegrinaggio presso logge e poteri forti, in Italia e fuori: lui e loro sono consapevoli che la gelata è finita e che il caos repubblicano si ritrova a fare i conti con i fantasmi del 1993, i segreti indicibili, i complotti, e avrà bisogno di nuovi equilibri». Se i nostalgici dei governi tecnici fanno già scaldare i motori «ai Goldman Draghi e ai D’Alema» i quali «sibilano auspici per un velleitario “patto per la crescita”», in realtà nessuno di loro dirigerà una rinascita: «Chiunque governerà ora – afferma Cabras – sarà un curatore fallimentare che livellerà il tenore di vita di un paese in rotta fino agli standard della Serbia», alle prese con «una fase politica piena di incertezze e pericoli» nella quale «occorrerà coniugare difesa dei diritti con idee politiche nuove e autonomia di pensiero, senza andare a rimorchio di alcuna moda né di alcun leader partorito dalla casta».

dal sito www.libreidee.org

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Ufficio di ricollocamento

di Alessandro Robecchi

La fuga di una quarantina di finiani dal Centro di Identificazione ed Espulsione di palazzo Grazioli pone fine alla prima repubblica e mezzo, che i soliti esagerati hanno sempre chiamato seconda repubblica. Ciò apre nuove prospettive politiche al momento misteriose, che possono andare dalle elezioni anticipate a un governo di larghe intese, fino a un suicidio di massa modello Guyana. Comunque evolva la situazione, una cosa è certa: si apre un enorme mercato per la nostra Agenzia di Ricollocamento, il primo social network per richiedenti asilo in fuga dal Berlusconistan. Con breve preavviso e pagamento anticipato (solo contanti, no assegni circolari a sua insaputa) forniamo nuove identità, passaporti, certificati di buona condotta, riposizionamenti professionali. Il direttore di Tg vuole convincere tutti di non essere stato un megafono di Silvio? Nessun problema, noi possiamo aiutarlo a espatriare con una falsa identità. I nostri servizi cancellano perfettamente ogni passato imbarazzante, cinegiornali, dichiarazioni di fedeltà, prove d’amore, piaggerie, servilismi, voti di fiducia e persino certe rubrichette su Panorama. Nei casi più gravi possiamo organizzare periodi di quarantena, o addirittura conversioni miracolose. Qualche gerarca potrà, con documenti da noi predisposti, rivendicare di aver salvato degli oppositori dal licenziamento o da qualche editto bulgaro. Ad altri potremo fornire false prove in modo che possano inalberarsi e dichiarare: “Berlusconi? Mai conosciuto!”. Abbiamo aperto da qualche giorno e già c’è la fila fuori. Certo, ci sono casi irrisolvibili, situazioni in cui non basta cancellare un po’ di materiale d’archivio. Ma grazie alla convenzione con alcuni dentisti, impiantiamo capsule di cianuro nei molari, in modo che i fedelissimi possano interrompere in ogni momento la permanenza nel bunker di Arcore. Insomma, lo facciamo per senso di pacificazione nazionale. E naturalmente per soldi, perché Silvio ci ha pur sempre insegnato qualcosa.

dal sito http://www.alessandrorobecchi.it/

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Onorevole Stracquadanio, ora Tu Ti Dimetti.

di Wil, da nonleggerlo.blogspot


Niente fronzoli, niente preamboli, niente "Onorevole", niente "All'Attenzione". Ora Tu, Giorgio Clelio Stracquadanio, prendi le tue cose e ti dimetti. Ora Tu, Giorgio Clelio Stracquadanio, lasci immediatamente la Camera dei Deputati. Il Parlamento della Repubblica Italiana non è cosa per te, non lo è mai stata.

Perché l'hai fatto sul serio. Per Gianfranco Fini, ora acerrimo nemico del tuo Padrone, hai ipotizzato il "Trattamento Boffo", ed io mi sono stropicciato gli occhi leggendo quella frase, che non poteva essere vera, non poteva, parole incompatibili con il ruolo da te ricoperto, seppur cooptato e non eletto, di massimo rappresentante del popolo italiano. Perché il Trattamento Boffo sigifica una cosa sola: delegittimazione brutale e sistematica dell'avversario mediante l'utilizzo di menzogne, o peggio, di documenti falsi, meglio se attinenti la sfera sessuale dell'individuo. Istigazione a delinquere, non ne siamo poi così lontani. Vittorio Feltri è stato sospeso dall'Ordine dei Giornalisti per quelle infamie, punizione avvenuta però mesi e mesi dopo la resa di Boffo, che preferì farsi da parte, pur di mettere fine a tutta quella violenza. La sua intollerabile colpa fu quella di aprire il quotidiano da lui diretto - lo stesso Avvenire che oggi prende le sue difese - ad alcune voci critiche nei confronti del Premier. Era il periodo di Puttane e Papponi, in quel di Villa Certosa, e non tutta la Chiesa, non tutti i Credenti, non tutti i Media Vaticani potevano ignorarlo.

Ora: l'articolo 54 della Costituzione pende sulla tua carica, in attesa di mozzarla, per te, che lo stipendio da Parlamentare non ti basta mica, per te, che l'Aquila era già bella che morta prima del terremoto, per te, che sei disposto all'utilizzo di qualsiasi arma, lecita o illecita, pur di sbarazzarti del nemico. Ora Tu te ne vai, caro Giorgio.

 

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Bomba o non bomba

di Lameduck


Non è stato proprio un 25 luglio ma resta comunque una buona imitazione. Non male, non male.
Chi dice che non si fida di Fini perchè sono sedici anni o giù di lì che sta con il nano e si domanda perchè si è svegliato solo ora ed altre amenità del genere, mi dispiace ma non fa un'analisi molto profonda del regime in carica e dei meccanismi della politica in generale.
Forse chi parla così crede che Berlusconi sia un fenomeno facile da debellare, come lo sporco con il Cillit Bang, dove basta una passata. Oppure pensa che Fini sia ancora il vecchio fascista dei tempi che furono. Non riesce a vedere l'evoluzione che ha indubbiamente avuto negli ultimi anni, per cui gli fa strano che un supposto fascista si metta contro il megaloman fascistone sui tacchi.
A volte per sconfiggere un nemico è meglio stargli vicino che osservarlo di lontano. Le operazioni di infiltrazione durano molti mesi, anni addirittura. Che Fini avrebbe rotto con il nano lo si era capito ai tempi del  Signor Schultz. Basterebbe paragonare le posizioni sulla laicità, ad esempio, di Fini e di quel baciapile per opportunismo di Berlusconi, per capire la differenza che ormai separa i due. Differenza politica e di statura, non è una battuta, politica.
Pazienza, pazienza, pazienza. Non mi riferisco all'amico di merende sardegnolo ma a ciò che ha dovuto e dovrà avere Fini per liberarsi del piccoletto e liberare forse anche noi. Cosa per la quale passerà alla storia comunque.
Al di là di tutto, Fini dimostra di difendere la legalità. Vi pare poco? Io penso che lo faccia perchè ha le spalle coperte, perchè qualcuno ha deciso di muoversi e di rimettere un paio di cose a posto in Italia visto che qualcun'altro si sta allargando troppo e lui è l'agente designato a rimettere ordine.
Non mi preoccupa affatto la prospettiva di avere un domani un ex fascista come premier, visti i disastri che ha combinato un ex comunista come presidente della repubblica.
Mi preoccupano piuttosto coloro che invocano le elezioni anticipate.

Alle elezioni con il nano in sala comandi, con le panzertelevisionen schierate in suo favore e Bobo il sassofonista agli Interni? Chi si fida? La Lega lo sa benissimo che il suo potere è sopravvalutato e la sua influenza sulla politica nazionale è dopata e che, tolta di mezzo la piovra e la sua testa di minchia, tornerebbero a fare i pirla in riva al Po con le cornazze in testa. Per questo amano tanto il nano mafioso, come lo chiamavano tanti anni fa sulla "Padania". Ma nemmeno tanti, in fondo.
Di quali venti milioni ciancia il grande statista dal cui schizzo è uscita una trota? Ma mi facciano il piacere. Venti milioni di mona li voglio proprio vedere tutti assieme e in fila per tre col resto di due. Si ricordino, quando sbarellano di secessione, di Aviano e di quanto non siano affatto padroni in casa propria come non lo siamo noi italiani. Finchè si fanno le pirlate folk con le ampolle, passi, ma ci si ricordi del problema che rappresenta la Lega in Europa e che preoccupa chi ha a cuore la stabilità della geopolitica. Per l'osservatore internazionale la Lega è nient'altro che un partito razzista, ben più a destra di altre cloache nazionaliste tipo quella di Haider buonanima. Nessun impero permetterà mai sclerate secessioniste. Si accontentino delle poltrone che hanno arraffato per sé e per i figli ciuchi e delle mollezze che ancora per poco lo stare attaccati ai tentacoli della mamma Roma gli saranno permesse. Quando questi cialtroni torneranno ad infettare solo i loro territori, ridimensionati al vero valore di quell'otto per cento di voti che è fin troppo per loro, staremo meglio tutti.

Ancora più ridicola è la posizione delle opposizioni. Dovremmo andare alle elezioni anticipate con il PD in questo stato? Con PD e IDV che litigheranno un giorno si e l'altro pure perchè nessuno vorrà sedersi di dietro ma solo davanti e sulle ginocchia dei guidatori collaborazionisti con il regime?
Ma davvero il Sor Pampurio e i suoi piddini grigi pensano di poter trarre vantaggio dalle disgrazie del nano, (anche se oggi, bontà sua, dice che le elezioni non le vuole?) Gente che ha rimediato trombate epocali che nemmeno Jessica Rizzo?
Un partito con un segretario premier che è calvo ma anche no, con quei capelli incerti sul da farsi e che bisognerebbe sottoporre alla  macchinetta tosamarines, è esteticamente e politicamente improponibile e Vendola... mon dieu, non è un frontman per questa Italia di merda e l'Italia di merda non è pronta per un premier con l'orecchino. Con il fondotinta e i tacchi e i dané si ma con l'orecchino no.
Intendiamoci, Vendola è caruccio quando parla. Dice cose molto cool specialmente quando è intervistato da Daria Bignardi ma non verrebbe mai votato dalle megere del Nord con il terrore del grosso negro schwanstuck. Primo perchè Nichi è terrone, secondo perchè gay e terzo perchè comunista. Sembra la barzelletta americana che dice: "Signor Hermann, lei è gay, ebreo e americano. Quando si è reso conto di essere americano?"

Vendola è una pura fantasia. E' il sogno ad occhi aperti di un Italia finalmente normale e moderna. Oserei dire europea. Lo vedrei molto bene come ministro ma la possibilità che gli italiani lo votino come premier è pura fantascienza e di quella parecchio lisergica.
Berlusconi è la testa ma ci sono anche i tentacoli e i tentacoli sono rozzi, ignoranti, pieni di pregiudizi, razzisti, omofobi e bacchettoni. Ai tentacoli piacciono i mostri alla Gentilini, la "toleransa zero", le fintemonache alla Gelmini, le redente alla Carfagna. Vendola non è Milk e l'Italia non è la California.

Ci vuole pazienza, pazienza, pazienza. Sia che stiano per esplodere  le bombe atomiche o meno, forse il piano sul quale siede il nano sta diventando veramente e sempre più pericolosamente inclinato.
A proposito di bombe, è inquietante nominarle alla vigilia del trentesimo anniversario della strage di Bologna ma non bisogna meravigliarsi del governo che non si presenta alle celebrazioni perchè questo non è altro che un puro atto mancato freudiano. Non ci va perchè nell'inchiesta c'entrarono Gelli e Pazienza. Perchè forse Gheddafi ha avuto un ruolo e loro sono troppo amici di Gheddafi. Gli baciano addirittura le mani. E forse perchè all'impiccato non piace sentir parlare di corde.

dal sito http://ilblogdilameduck.blogspot.com/

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Hey, è mica merda quella? No, è oro.

La realtà è una sola: la dinamica parlamentare che si è venuta a creare dopo la rottura con Fini, per Silvio Berlusconi, è la peggiore possibile. Un dramma. Il Premier è ostaggio dei finiani, l'intero Pdl è ostaggio dei finiani. Difatti sui media papali lo Tzunami volto a distruggere la credibilità del Presidente della Camera - che va avanti già da un po' di tempo - sta conoscendo in questi giorni nuovi apogei: Libero, per dirne uno, oggi martella per 13 pagine di fila, 1/4 dell'intero quotidiano.

Ma oggi non voglio parlare degli attacchi a Gianfranco Fini, Bocchino, Granata e dissidenti vari, vi voglio invece mostrare come Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro sui rispettivi quotidiani puntino decisi al "Tranquilli, va tutto bene, mai andata meglio", che trasformare la merda in oro, scusate il francesismo, è il loro pane quotidiano: che praticamente
  • Con Silvio già 25 finiani. Il Cav sicuro che la maggioranza terrà. Aver scaricato il cofondatore rende. Guadagnati 3 punti nei sondaggi in un giorno solo.
  • La frattura non fermerà la ripresa italiana.
  • Nelle regioni niente scosse. I finiani non contano nulla.
  • Sfiducia a Caliendo. Finiani già spaccati, più di metà sta con il Popolo delle Libertà.
  • Ribaltone impossibile ... rafforzato l'asse Berlusconi-Lega.
  • Con Gianfranco isolato governare è più facile.
  • 25 finiani sono con Silvio. B allontana l’ipotesi di un governo tecnico: «Quasi tutti gli uomini di Gianfranco stanno con me». I sondaggi premiano il divorzio (3 punti in più) e lui pensa agli obiettivi futuri: fisco, federalismo e taglio delle tasse.
  • Un esponente dell’esecutivo: sono già una ventina i “giocatori” ai quali B. ha fatto cambiare maglia tra Udc, Idv, Svp e Pd.
  • «Dai che ce la facciamo. Anzi, adesso che quello s’è tolto dai co... andremo come un treno». Sarà anche il passaggio più critico per il governo, ma Silvio Berlusconi è convinto di sfangarla anche stavolta.
  • Stracquadanio: «Saranno gli italiani a spernacchiare Fini ... Vede, gli italiani sono tolleranti
    con chi è onesto e coerente. Berlusconi ha sempre detto di non essere un santo e la gente gli ha perdonato la sua esuberanza sessuale. Invece Fini ha scagliato la prima pietra dopo aver
    peccato».
  • Anche Miccichè con il premier: mi spiace per lo strappo ma è meglio così.
  • Bossi giura fedeltà a Berlusconi: «Solo lui ci può dare il federalismo».
  • Farrell: il PdL ora può trasformarsi in un partito anglosassone. Finalmente, con la cacciata di Gianfranco Fini, la destra italiana ha la possibilità di liberarsi dalla destra fascista, cioè dalla destra sinistroide. Ciao bello, ciao ciao ciao ...
[Quelli che avete letto sono alcuni titoli ed alcuni spezzoni di articolo tratti da Libero ed Il Giornale di oggi 1 agosto 2010 - Ps: per motivi di tempo non ho approfondito l'articolo di Farrell su Libero di oggi, ma ci hanno pensato quelli del Post, in pratica Fini è come Hitler]

dal sito http://nonleggerlo.blogspot.com/

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